L'uomo è padrone della parte migliore di se stesso - Plutarco De tranquillitate animi 464e-477f

L'uomo è padrone della parte migliore di se stesso
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro De tranquillitate Animi 464e-477f

ὅθεν οὐ δεῖ παντάπασιν ἐκταπεινοῦν οὐδὲ καταβάλλειν τὴν φύσιν ὡς μηδὲν ἰσχυρὸν μηδὲ μόνιμον μηδ' ὑπὲρ τὴν τύχην ἔχουσαν, ἀλλὰ τοὐναντίον εἰδότας, ὅτι μικρόν ἐστι μέρος τοῦ ἀνθρώπου τὸ σαθρὸν καὶ τὸ ἐπίκηρον, ᾧ δέχεται τὴν τύχην, τῆς δὲ βελτίονος μερίδος αὐτοὶ κρατοῦμεν, ἐν ᾗ τὰ μέγιστα τῶν ἀγαθῶν ἱδρυθέντα, δόξαι τε χρησταὶ καὶ μαθήματα καὶ λόγοι τελευτῶντες εἰς ἀρετήν, ἀναφαίρετον ἔχουσι τὴν οὐσίαν καὶ ἀδιάφθορον, ἀνεκπλήκτους πρὸς τὸ μέλλον εἶναι καὶ θαρραλέους, πρὸς τὴν τύχην[e]λέγοντας, ἃ Σωκράτης δοκῶν πρὸς τοὺς κατηγόρους [Ἄνυτον καὶ Μέλητον] λέγειν πρὸς τοὺς δικαστὰς ἔλεγεν, ὡς ἀποκτεῖναι μὲν Ἄνυτος καὶ Μέλητος δύνανται, βλάψαι δ' οὐ δύνανται (Plato Apol.

30c). καὶ γὰρ ἡ τύχη δύναται νόσῳ περιβαλεῖν, ἀφελέσθαι χρήματα, διαβαλεῖν πρὸς δῆμον ἢ τύραννον· κακὸν δὲ καὶ δειλὸν καὶ ταπεινόφρονα καὶ ἀγεννῆ καὶ φθονερὸν οὐ δύναται ποιῆσαι τὸν ἀγαθὸν καὶ ἀνδρώδη καὶ μεγαλόψυχον οὐδὲ παρελέσθαι τὴν διάθεσιν, ἧς ἀεὶ παρούσης πλέον ἢ κυβερνήτου πρὸς θάλατταν ὄφελός ἐστι πρὸς τὸν βίον

TRADUZIONE

Assolutamente non bisogna sminuire né svilire la natura umana, come se non possedesse nulla di forte né di stabile né al di sopra della sorte, ma, al contrario, sapendo che è una piccola parte dell’uomo quella debole e mortale con la quale egli subisce la sorte, mentre della parte migliore noi stessi siamo padroni, quella nella quale i più grandi tra i beni edificati rette opinioni, conoscenze e ragionamenti che sfociano nella virtù) hanno un’essenza che non può esser portata via né distrutta, si deve essere imperterriti di fronte al futuro e confidenti, dicendo di fronte alla sorte le cose che Socrate diceva ai giudici, mentre sembrava che le dicesse agli accusatori, cioè che un Anito ed un Meleto potevano sì farlo condannare a morte, ma rovinarlo no, non potevano.

E infatti la sorte può ghermire con una malattia, strappare lericchezze, far cadere in discredito presso il popolo o presso un sovrano; malvagio e vile, però, di basso sentire, ignobile ed astioso non può rendere chi è buono, virile e magnanimo, né togliergli quella disposizione d’animo, della cui presenza costante c’è più utilità per la vita che di un nocchiero per il mare.

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