Lutto dopo la morte di Otone - versione greco Plutarco

LUTTO DOPO LA MORTE DI OTONE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco e traduzione

ἀραμένων δὲ τῶν παίδων οἰμωγὴν εὐθὺς ἅπαν τὸ στρατόπεδον καὶ τὴν πόλιν ἐπεῖχε κλαυθμός· καὶ μετὰ βοῆς οἱ στρατιῶται εἰσέπεσον ἐπὶ τὰς θύρας καὶ ὠλοφύροντο, περιπαθοῦντες καὶ λοιδοροῦντες ἑαυτοὺς μὴ φυλάξαντας τὸν αὐτοκράτορα μηδὲ κωλύσαντας ἀποθανεῖνὑπὲρ αὐτῶν. ἀπέστη δὲ οὐδεὶς τῶν κατ' αὐτόν, ἐγγὺς ὄντων τῶν πολεμίων, ἀλλὰ κοσμήσαντες τὸ σῶμα καὶ πυρὰν κατασκευάσαντες ἐξεκόμιζον ἐν τοῖς ὅπλοις οἱ φθάσαντες ὑποδῦναι καὶ βαστάσαι τὸ λέχος ἐπιγαυρούμενοι.

τῶν δὲ ἄλλων οἱ μὲν τὸ τραῦμα τοῦ νεκροῦ κατεφίλουν προσπίπτοντες, οἱ δὲ ἥπτοντο τῶν χειρῶν, οἱ δὲ προσεκύνουν πόρρωθεν. ἔνιοι δὲ τῇ πυρᾷ λαμπάδας ὑφέντες ἑαυτοὺς ἀπέσφαξαν, οὐδὲν ἐκδήλως οὔτε πεπονθότες χρηστὸν ὑπὸ τοῦ τεθνηκότος οὔτε πείσεσθαι δεινὸν ὑπὸ τοῦ κρατοῦντος δεδιότες.

ἀλλ' ἔοικε μηδενὶ τῶν πώποτε τυράννων ἢ βασιλέων δεινὸς οὕτως ἔρως ἐγγενέσθαι καὶ περιμανὴς τοῦ ἄρχειν, ὡς ἐκεῖνοι τοῦ ἄρχεσθαι καὶ ὑπακούειν Ὄθωνος ἠράσθησαν· οὕς γε μηδ' ἀποθανόντος ὁ πόθος προὔλιπεν, ἀλλὰ παρέμεινεν εἰς ἀνήκεστον ἔχθος Οὐϊτελλίῳ τελευτήσας.

TRADUZIONE

Scoppiato un urlo dagli schiavi della famiglia, immediatamente il pianto devastava l’accampamento e la città.

I soldati accorsero gridando alle sue porte e si lamentavano, erano stra­volti e analizzavano se stessi per il fatto di non aver protetto l'imperatore, e per non avergli impedito di morire per loro. Nessuno di loro, per pensare a se stesso, se ne andò, nonostante i nemici fossero vicini, ma mettendone insieme il corpo e avendo preparato un rogo, lo ac­compagnavano in armi, mostrandosi fieri quelli che per primi erano riusciti a mettersi sulle spalle e a portare il giaciglio funebre.

Degli altri, alcuni, gettandosi in ginocchio, baciavano la ferita del cadavere, altri gli toccavano le mani, altri lo veneravano da lontano. E vi furono pure quelli che dopo aver gettate le fiaccole nella pira si uccisero loro stessi, senza che per quanto appariva, avessero mai ricevuto benefecio alcuno dal defunto o temessero di non dover sostenere un qualche grave danno dai vincitori ma sembra che né tiranno né re nessuno sia stato mai preso da un così forte e perduto desiderio di comandare come quello che avevano quei soldati diesser comandati da Otone e di obbedire a lui, un tale desiderio non li abbandonò neppure quando egli fu mortoandò a finire in un odio inplacabile contro Vitellio.

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