Vita di Aristide 4

Dalla vita di Aristide Plutarco

οὐ μόνον δὲ πρὸς εὔνοιαν καὶ χάριν, ἀλλὰ καὶ πρὸς ὀργὴν καὶ πρὸς ἔχθραν ἰσχυρότατος ἦν ὑπὲρ τῶν δικαίων ἀντιστῆναι.

λέγεται γοῦν ποτε διώκων ἐχθρόν ἐν δικαστηρίῳ, μετὰ τὴν κατηγορίαν οὐ βουλομένων ἀκούειν τοῦ κινδυνεύοντος τῶν δικαστῶν, ἀλλὰ τὴν ψῆφον εὐθὺς αἰτούντων ἐπ' αὐτόν, ἀναπηδήσας τῷ κρινομένῳ συνικετεύειν, ὅπως ἀκουσθείη καὶ τύχοι τῶν νομίμων: πάλιν δὲ κρίνων ἰδιώταις δυσί, τοῦ ἑτέρου λέγοντος, ὡς πολλὰ τυγχάνει τὸν Ἀριστείδην ὁ ἀντίδικος λελυπηκὼς “λέγ', ὦ 'γαθέ,” φάναι, “μᾶλλον, εἴ τι σὲ κακὸν πεποίηκε: σοὶ γάρ, οὐκ ἐμαυτῷ, δικάζω.

Per i giusti fu molto risoluto nel contrastare non solo la benevolenza e la riconoscenza ma anche l’ira e l’odio. Si dice, dunque, che un giorno, citando un avversario in tribunale, poiché dopo l’accusa i giudici non volevano ascoltare colui che era in pericolo  ma chiedevano subito la sentenza contro di lui, dopo aver fatto un balzo, (si racconta) che abbia supplicato insieme con l’imputato che fosse ascoltato e che ottenesse giustizia.

Ma giudicando di nuovo con due privati, quando l’altro disse che l’avversario che aveva molestato Aristide ottenne molto, si dice che egli abbia detto “O onesto, dì piuttosto se ho fatto a te qualche male; infatti, giudico per te, non per me stesso”

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