Vita di Catone 2.3. - 2.10

Λέγεται δὲ Κάτων εὐθὺς ἐκ παιδίου τῇ τε φωνῇ καὶ τῷ προσώπῳ καὶ ταῖς περὶ τὰς παιδιὰς διατριβαῖς ἦθος ὑποφαίνειν ἄτρεπτον καὶ ἀπαθὲς καὶ βέβαιον ἐν πᾶσιν.

ἰσχύν τε γὰρ εἶχον αὐτοῦ παρ' ἡλικίαν τελεσιουργὸν αἱ ὁρμαί, καὶ τοῖς κολακεύουσι τραχὺς ὢν καὶ προσάντης, ἔτι μᾶλλον [5] ἐκράτει τῶν ἐκφοβούντων. ἦν δὲ καὶ πρὸς γέλωτα κομιδῇ δυσκίνητος, ἄχρι μειδιάματος σπανίως τῷ προσώπῳ διαχεόμενος, καὶ πρὸς ὀργὴν οὐ ταχὺς [6] οὐδ' ὀλισθηρός, ὀργισθεὶς δὲ δυσπαραίτητος. ὡς οὖν εἰς τὸ μανθάνειν ἧκε, νωθρὸς ἦν ἀναλαβεῖν καὶ βραδύς, ἀναλαβὼν δὲ κάτοχος καὶ μνημονι[7]κός.

ὃ δὴ καὶ πέφυκεν ἄλλως, τοὺς μὲν εὐφυεῖς ἀναμνηστικοὺς μᾶλλον εἶναι, μνημονικοὺς. δὲ τοὺς μετὰ πόνου καὶ πραγματείας παραδεχομένους· [8] γίνεται γὰρ οἷον ἔγκαυμα τῆς ψυχῆς τῶν μαθημάτων ἕκαστον. ἔοικε δὲ καὶ τὸ δύσπειστον τῷ Κάτωνι ποιεῖν ἐργωδεστέραν τὴν μάθησιν· πάσχειν γάρ τι τὸ μανθάνειν ἀτεχνῶς ἐστι, καὶ τὸ πείθεσθαι ταχὺ τοῖς ἧττον [9] ἀντέχειν δυναμένοις συμβέβηκε.

διὸ πείθονται μᾶλλον νέοι γερόντων, καὶ νοσοῦντες ὑγιαινόντων, καὶ ὅλως ἐν οἷς τὸ ἀποροῦν ἀσθενέστατόν ἐστι, [10] ῥᾷστον τὸ προστιθέμενον. τῷ μέντοι παιδαγωγῷ τὸν Κάτωνα πείθεσθαι μὲν λέγουσι καὶ ποιεῖν ἅπαν τὸ προσταττόμενον, ἑκάστου δὲ τὴν αἰτίαν ἀπαιτεῖν, καὶ τὸ διὰ τί πυνθάνεσθαι· καὶ γὰρ ἦν χαρίεις ὁ παιδαγωγὸς αὐτοῦ, καὶ λόγον ἔχων τοῦ κονδύλου προχειρότερον, ὄνομα Σαρπηδών.

Si racconta che fin da fanciullo, Catone manifestò nella voce, nell'espressione del viso e nel modo di comportarsi nei giochi infantili, un carattere estremamente inflessibile, forte, costante. Portava a compimento quello che intraprendeva, con una determinazione superiore alla sua età; reagiva alle lusinghe in modo rude e sbrigativo, ed alle minacce con una fermezza ancora maggiore. Per nulla incline al riso, raramente distendeva i tratti del viso in un lieve sorriso, non cedeva facilmente neppure all'ira, ma quando era in preda all'ira, si placava con difficoltà. Iniziati gli studi, si rivelò molto lento nell'apprendere, ma ricordava senza sforzo e non dimenticava più quello che aveva imparato.

E' naturale, del resto, che gli individui più dotati recepiscano con maggiore facilità, chi invece apprende a stento e dopo essersi molto applicato, conserva il ricordo a lungo, perché ogni nozione si imprime nella mente come un marchio indelebile. Nel caso di Catone poi, la lentezza del processo di apprendimento dipendeva, forse, anche dal suo carattere testardo, se l'imparare non è altro che un atto passivo, è logico che recepisca con maggiore facilità chi offre minore resistenza.

Ecco perché i giovani sono più pronti degli anziani ed i malati delle persone in buona salute, insomma, quanto minore è la resistenza che si offre, tanto maggiore è la ricezione. Catone, invero (a quanto si racconta) obbediva al pedagogo ed eseguiva ogni suo ordine, ma di ogni cosa voleva saperne l'origine e chiedeva il perché Sarpedonte - questo era il nome del pedagogo - da persona amabile qual era, preferiva servirsi del ragionamento, anziché delle maniere forti.

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