Zeus riforma gli inferi

ἦν οὖν νόμος ὅδε περὶ ἀνθρώπων καὶ ἐπὶ Κρόνου, καὶ ἀεὶ καὶ νῦν ἔτ' ἔστιν ἐν θεοῖς, τῶν ἀνθρώπων τὸν μὲν δικαίως διελθόντα τὸν βίον καὶ ὁσίως, ἐπειδὰν τελευτήσῃ, εἰς μακάρων νήσους ἀπιόντα οἰκεῖν ἐν πάσῃ εὐδαιμονίᾳ ἐκτὸς κακῶν, τὸν δ' ἀδίκως καὶ ἀθέως  εἰς τὸ τῆς δίκης τε καὶ τίσεως δεσμωτήριον, ὃ δὴ Τάρταρον καλοῦσιν, ἰέναι. τούτων δ' οἱ δικασταὶ ἐπὶ Κρόνου καὶ ἔτι νεωστὶ τοῦ Διὸς τὴν ἀρχὴν ἔχοντος ζῶντες ἦσαν ζώντων, ἐκείνῃ τῇ ἡμέρᾳ δικάζοντες ᾗ μέλλοιεν τελευτᾶν. ἔπειτα αἱ δίκαι πως οὐ καλῶς ἐκρίνοντο. ὅ τ' οὖν Πλούτων καὶ οἱ ἐπιμεληταὶ οἱ ἐκ μακάρων νήσων ἰόντες ἔλεγον πρὸς τὸν Δία ὅτι φοιτῷέν σφισιν ἄνθρωποι ἑκατέρωσε ἀνάξιοι. εἶπεν οὖν ὁ Ζεύς, 'ἀλλ' ἐγώ,' ἔφη, 'παύσω τοῦτο γιγνόμενον.

νῦν μὲν γὰρ κακῶς αἱ δίκαι δικάζονται. ἀμπεχόμενοι γάρ,' ἔφη, 'οἱ κρινόμενοι κρίνονται· ζῶντες γὰρ κρίνονται. πολλοὶ οὖν ἴσως,' ἦ δ' ὅς, 'πονηρὰς ψυχὰς ἔχοντες ἠμφιεσμένοι εἰσὶ σώματά τε καλὰ καὶ γένη καὶ πλούτους, καὶ ἐπειδὰν ἡ κρίσις ᾖ, ἔρχονται αὐτοῖς πολλοὶ μαρτυρήσοντες ὡς δικαίως βεβιώκασιν. οἱ οὖν δικασταὶ ὑπό τε τούτων ἐκπλήττονται, καὶ ἅμα καὶ αὐτοὶ ἀμπεχόμενοι δικάζουσι, πρὸ τῆς ψυχῆς τῆς ἑαυτῶν ὀφθαλμούς τε καὶ ὦτα καὶ ὅλον τὸ σῶμα προκεκαλυμμένοι.

ταῦτα δὴ αὐτοῖς πάντ' ἐπίπροσθεν γίγνεται, καὶ τὰ αὑτῶν ἀμφιέσματα καὶ τὰ τῶν κρινομένων. πρῶτον μὲν οὖν παυστέον ἐστὶ προειδότας αὐτοὺς τὸν θάνατον· νῦν γὰρ προΐσασι. τοῦτο μὲν οὖν καὶ δὴ εἴρηται τῷ Προμηθεῖ, ὅπως ἂν παύσῃ αὐτό. ἔπειτα γυμνοὺς κριτέον ἁπάντων τούτων· τεθνεῶτας γὰρ δεῖ κρίνεσθαι. καὶ τὸν κριτὴν δεῖ γυμνὸν εἶναι, τεθνεῶτα, αὐτῇ τῇ ψυχῇ αὐτὴν τὴν ψυχὴν θεωροῦντα ἐξαίφνης ἀποθανόντος ἑκάστου, ἔρημον ἁπάντων τῶν συγγενῶν, καὶ καταλιπόντα ἐπὶ τῆς γῆς πάντα ἐκεῖνον τὸν κόσμον, ἵνα δικαία ἡ κρίσις ᾖ

C'era ancora questa legge presso gli uomini e presso Crono e sempre fu, ed ora è fra gli dei, che fra gli uomini colui che aveva condotto la vita giustamente e santamente, dopo la morte abitasse nell'isola dei beati con ogni sorte di felicità fuori dai  mali; e al contrario chi fosse vissuto ingiustamente ed empiamente andasse alla prigione della giustizia e vendetta che si chiama Tartaro. Giudici di costoro al tempo di Crono ed ancora nell'origine dell'impero di Zeus, erano uomini vivi che giudicavano altri vivi nel giorno che dovevano trapassare all'altra vita. Avvenne poi che i giudizi non furono leali fino a che Platone, ed altri sopraintendenti delle isole fortunate non ebbero riferito a Giove, che a lui arrivavano uomini giudicati a luogo non degno.

Rispose Giove: "Ma io disse Farò (in modo) che ciò non accada più. Ora giudizi retti non sono, perché sono giudicati vestiti e vivi e forse accade che molti hanno coperta l'anima sporca e lurida con la veste della bellezza del corpo, della nobiltà e delle ricchezze. E quando si viene al giudizio si fanno avanti molti testimoni che affermano che la vita di questi tali fu giusta e pia, da cui sono i giudici abbagliati, oltre che ancor essi hanno vestita l'anima giudicatrice con il velo degli occhi, degli orecchi e di tutto il corpo, onde tanto i vestimenti propri, quanto quelli dei giudicati, danno grande impedimento.

Prima di tutto si deve avere cura che per l'avvenire gli uomini non sappiano il giorno della morte, come l'hanno saputo per il passato e  già si è detto a Prometeo che fermi tale disordine. Poi si faccia il giudizio quando l'uno e l'altro sono nudi, perché si giudichino morti e il giudice sia nudo e morto e con l'anima stessa esamini l'anima di tutti i morti lontani da tutti i parenti e amici e dall'abbellimento delle vesti, affinché il giudizio sia giusto.

da Consolazione ad Apollonio di Plutarco

Copyright © 2007-2018 SkuolaSprint.it di Anna Maria Di Leo P.I.11973461004 | Tutti i diritti riservati - Vietata ogni riproduzione, anche parziale
web-site powered by many open source software and Jan Janikowski 2010-2018 ©. All trademarks, components, sourcecode and copyrights are owned by their respective owners.

release check: 2018-09-02 14:14:21