Il piacere dell'amicizia (VERSIONE latino Sant'Agostino)

Il piacere dell'amicizia Sant'Agostino
Versione latino traduzione libro Operativamente

Non vacant tempora, nec otiose volvuntur per sensus nostros: faciunt in nimo mira opera.

ecce veniebant et praeteribant de die in diem; et veniendo t praetereundo, inserebant mihi spes alias et alias memorias, et paulatim esarciebant me pristinis generibus delectationum, quibus cedebat dolor meus lle; sed succedebant non quidem dolores alii, causae tamen aliorum dolorum. am unde me facillime et in intima dolor ille penetraverat, nisi quia uderam in harenam animam meam, diligendo moriturum ac si non moriturum? maxime quippe me reparabant atque recreabant aliorum amicorum solacia, cum quibus amabam quod postea amabam; et hoc erat ingens fabula et longum endacium, cuius adulterina confricatione corrumpebatur mens nostra, ruriens in auribus.

Sed illa mihi fabula non moriebatur, si quis amicorum meorum moreretur. alia erant, quae in eis amplius capiebant animum, conloqui et conridere, et vicissim benivole obsequi;

simul legere libros dulciloquos, imul nugari et simul honestari; dissentire interdum sine odio, tamquam ipse omo secum, atque ipsa rarissima dissensione condire consensiones plurimas; docere aliquid invicem aut discere ab invicem, desiderare absentes cum olestia, suscipere venientes cum laetitia: his atque huius modi signis, a orde amantium et redamantium procedentibus, per os, per liguam, per oculos, et mille motus gratissimos, quasi fomitibus flagrare animos et ex pluribus.

Non passa invano il tempo e non gira a vuoto sui nostri sentimenti: ha strani effetti sull'anima.

E venivano i giorni e passavano uno dopo l'altro, e venendo e passando mi insinuavano dentro altre speranze, altri ricordi: e a poco a poco mi restituivano agli antichi piaceri, e a questi il mio dolore ormai cedeva il passo. Ma gli succedevano, se non altri dolori, altre cause di dolore. E del resto perché quello era penetrato in me tanto facilmente e tanto in profondità, se non perché avevo fondato l'anima sulla sabbia, affezionandomi a un uomo destinato a morte come se non dovesse mai morire. Soprattutto mi aiutava a riprendermi il conforto di altri amici: con loro amavo ciò che amavo in vece tua, cioè una sterminata favola e una lunga bugia, che con le sue lusinghe e seduzioni ci solleticava le orecchie e ci corrompeva la mente.

E quella favola non mi moriva: era sopravvissuta alla morte di uno dei miei amici. Altre erano le cose che sempre più mi stringevano a loro: il riso e il conversare insieme, e le reciproche affettuose cortesie, e il fascino dei libri letti insieme, gli scherzi e i nobili svaghi comuni, e il dissentire a volte, ma senza rancore, come succede con se stessi, e con questi rarissimi dissensi fare più intenso il gusto dei molti consensi, e l'insegnare e l'imparare a turno, la nostalgia impaziente per chi manca, le festose accoglienze a chi ritorna: son questi o simili, i segni che dal cuore di chi ama ed è riamato giungono tramite il volto, la bocca, gli occhi e mille graziosissimi gesti, quasi ad alimentare il fuoco che divampa e fonde molte anime in una.

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