La morte di Monica (Versione latino Agostino)

La morte di Monica
versione di latino versione latino Sant'Agostino

Impendente autem die, quo ex hac vita erat excessura, quem diem tu noveras, ignorantibus nobis, ego et ipsa soli stabamus, incumbentes ad quandam fenestram unde hortus intra domum quae nos habebat prospectabatur, illic apud Ostia Tiberina, ubi remoti a turbis post longi itineris laborem instaurabamus nos navigationi.

Conloquebamur ergo soli valde dulciter et, quaerebamus inter nos apud praesentem veritatem, qualis futura esset vita aeterna sanctorum. Perambulavimus gradatim cuncta corporalia et ipsum caelum, unde sol et luna et stellae lucent super terram. Et adhuc ascendebamus interius cogitando et loquendo et mirando opera tua.

Cum talia loqueremur et mundus iste nobis inter verba vilesceret cum omnibus delectationibus suis, tunc ait illa, "Fili, quantum ad me attinet, nulla re iam delector in hac vita. Quid hic faciam adhuc et cur hic sim, nescio, iam consumpta spe huius saeculi. Unum erat propter quod in hac vita aliquantum immorari cupiebam, ut te christianum catholicum viderem priusquam morerer".

Vix intra quinque dies decubuit febribus. Et cum aegrotaret, quodam die defectum animae passa est et paululum subtracta a praesentibus. nos concurrimus, sed cito reddita est sensui et aspexit astantes me et fratrem meum et dixit nobis: "Ponite hoc corpus ubicumque. Nihil vos eius cura conturbet. Tantum illud vos rogo, ut ad domini altare memineritis mei, ubiubi fueritis". Non apparuit desiderare in patria mori. "Nihil - dixit - longe est Deo". Ergo die nono aegritudinis suae anima illa religiosa et pia corpore soluta est.

Incombeva il giorno in cui doveva uscire da questa vita, e tu lo conoscevi quel giorno, noi no, stavamo soli io e lei, affacciati a una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava, là nei pressi di Ostia Tiberina, dove c'eravamo appartati lontano da ogni trambusto, per riposarci della fatica di un lungo viaggio e prepararci alla navigazione.

Conversavamo dunque assai dolcemente noi due soli, ragionavamo fra noi alla presenza della verità, l'argomento era la vita eterna dei beati. Allora in un impeto più appassionato ci sollevammo verso l'Essere stesso attraversando di grado in grado tutto il mondo dei corpi e il cielo stesso con le luci del sole e della luna e delle stelle sopra la terra. E ascendevamo ancora entro noi stessi ragionando e discorrendo e ammirando le tue opere.

Mentre così ragionavamo e fra una parola e l'altra il mondo si sviliva ai nostri occhi con tutte le sue gioie, lei, mia madre, disse: "Per quanto mi riguarda, figlio mio, non trovo più piacere in questa vita. Che cosa faccia ancora qui e perché ci sia non so, ora che la speranza terrena è consumata. C'era una sola cosa per cui desideravo di restare ancora un poco in questa vita, ed era di vederti cristiano cattolico prima di morire.

Ma nel giro di cinque giorni si mise a letto con la febbre. E mentre era così ammalata un giorno ebbe uno svenimento e per breve tempo perse conoscenza. Noi accorremmo, ma presto riprese i sensi e guardando me e mio fratello, disse a noi (=ci disse): "Seppellite questo corpo in un luogo qualsiasi. Non ve ne preoccupate affatto. Soltanto di questo vi prego: che all'altare del Signore vi ricordiate di me, dovunque sarete". Non sembrava nutrisse il desiderio di morire in patria. "Nulla -disse - è lontano da Dio". Il nono giorno della sua malattia dunque quell'anima religiosa e devota fu liberata dal corpo.

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