L'ultimo tormento - Sant' Agostino versione latino

L'ultimo tormento Sant'agostino
versione latino e traduzione

Hortulus quidam erat hospitii nostri, quo nos utebamur sicut tota domo: nam hospes ibi non habitabat dominus domus.

Illuc me abstulerat tumultus pectoris, ubi nemo impediret ardentem litem quam mecum aggressus eram, donec exiret qua tu sciebas; ego autem non: sed tantum insaniebam salubriter, et moriebar vitaliter, gnarus quid mali essem, et ignarus quid boni post paululum futurus essem. Abscessi ergo in hortum, et Alypius pede post pedem.

Neque enim secretum meum non erat, ubi ille aderat: aut quando me sic affectum desereret? Sedimus, quantum potuimus remoti ab ædibus. Ego fremebam spiritu indignans indignatione turbulentissima, quod non irem in placitum et pactum tecum, Deus meus, in quod eundum esse omnia ossa mea clamabant, et in coelum tollebant laudibus: et non illuc ibatur navibus, aut quadrigis, aut pedibus, quantum saltem de domo in eum locum ieram, ubi sedebamus.

Nam non solum ire, verum etiam pervenire illuc, nihil erat aliud quam velle ire, sed velle fortiter et integre; non semisauciam hac atque hac versare et jactare voluntatem, parte assurgentem cum alia parte cadente luctantem

Annesso alla nostra abitazione c'era un modesto giardinetto, che usavamo come il resto della casa, poiché il nostro ospite, padrone della casa, non l'abitava.

Là mi sospinse il tumulto del cuore. Nessuno avrebbe potuto arrestarvi il focoso litigio che avevo ingaggiato con me stesso e di cui tu conoscevi l'esito, io no. Io insanivo soltanto, per rinsavire, e morivo, per vivere, consapevole del male che ero e inconsapevole del bene che presto sarei stato. Mi ritirai dunque nel giardino, e Alipio dietro, passo per passo.

In verità mi sentivo ancora solo, malgrado la sua presenza, e poi, come avrebbe potuto abbandonarmi in quelle condizioni? Sedemmo il più lontano possibile dall'edificio. Io fremevo nello spirito, sdegnato del più torbido sdegno perché non andavo verso la tua volontà e la tua alleanza, Dio mio, verso le quali tutte le mie ossa gridavano che si doveva andare, esaltandole con lodi fino al cielo.

E là non si andava con navi o carrozze o passi, nemmeno i pochi con cui ero andato dalla casa al luogo dove sedevamo. L'andare, non solo, ma pure arrivare colà non era altro che il volere di andare, però un volere vigoroso e totale, non i rigiri e sussulti di una volontà mezzo ferita nella lotta di una parte di sé che si alzava, contro l'altra che cadeva.

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