Perdita di un amico la vita diventa odiosa - La traduzione versione latino Agostino

Perdita di un amico la vita diventa odiosa
versione di latino di Sant'Agostino
dal libro La traduzione numero 260 pagina 231

Ita miser eram et habebam cariorem illo amico meo vitam ipsam miseram.

nam quamvis eam mutare vellem, nollem tamen amittere magis quam illum, et nescio an vellem vel pro illo, sicut de Oreste et Pylade traditur, si non fingitur, qui vellent pro invicem vel simul mori, qua morte peius eis erat non simul vivere. sed in me nescio quis affectus nimis huic contrarius ortus erat, et taedium vivendi erat in me gravissimum et moriendi metus. credo, quo magis illum amabam, hoc magis mortem, quae mihi eum abstulerat, tamquam atrocissimam inimicam oderam et timebam, et eam repente consumpturam omnes homines putabam, quia illum potuit.

sic eram omnino, memini. ecce cor meum, deus meus, ecce intus. vide, quia memini, spes mea, qui me mundas a talium affectionum immunditia, dirigens oculos meos ad te et evellens de laqueo pedes meos. mirabar enim ceteros mortales vivere, quia ille, quem quasi non moriturum dilexeram, mortuus erat, et me magis, quia ille alter eram, vivere illo mortuo mirabar.

bene quidam dixit de amico suo: 'dimidium animae' suae. nam ego sensi animam meam et animam illius unam fuisse animam in duobus corporibus, et ideo mihi horrori erat vita, quia nolebam dimidius vivere, et ideo forte mori metuebam, ne totus ille moreretur quem multum amaveram. o dementiam nescientem diligere homines humaniter!

Ero così infelice, eppure più del mio amico avevo cara la mia stessa vita infelice.

Certo, desideravo che mutasse, ma non di perderla in vece sua: non so se avrei accettato anche soltanto di morire per lui, come fecero a quanto si racconta Oreste e Pilade, che vollero - se non è solo una favola - morire almeno insieme, uno per l'altro, perché per tutt'e due peggiore della morte era il non poter vivere con l'altro. Ma in me era nato come un sentimento contrario a questo, e la noia di vivere m'era non meno opprimente della paura di morire. E quanto più lo amavo, credo, tanto più odiavo come nemica atroce la morte che me lo aveva rubato e la temevo e mi pareva sul punto di polverizzare all'improvviso ogni uomo, come aveva potuto far con quello.

Sì, ero proprio in questo stato, ricordo. Tu vedi il mio cuore, mio Dio, lo vedi dentro: vedi come ricordo, speranza mia, che spazzi via questi miei sentimenti in ciò che hanno di impuro, dirigendo verso di te i miei occhi e liberando i miei piedi dal laccio.

Ero stupito che vivessero ancora gli altri mortali, quando era morto lui che avevo amato come fosse immortale, e ancor più ero stupito di vivere io stesso, che ero un altro lui, quando lui era morto. Qualcuno ha detto bene del suo amico, che era metà dell'anima sua. Io sentivo infatti che la mia e la sua erano un'anima sola in due corpi: perciò la vita mi faceva orrore - io non volevo vivere a metà - e perciò mi faceva paura la morte, con cui sarebbe morto ormai del tutto anche lui, lui che avevo molto amato. Che follia non saper amare gli uomini come uomini!

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