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Consuetudini di Augusto (versione latino Seneca)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Seneca

 

 

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Consuetudini di Augusto

Autore: Seneca

 

In ceteris partibus vitae continentissimum constat ac sine suspicione ullius vitii. Habitavit primo iuxta Romanum Forum supra Scalas anularias, in domo quae Calvi oratoris fuerat; postea in Palatio, sed nihilo minus aedibus modicis Hortensianis, et neque laxitate neque cultu conspicuis, ut in quibus porticus breves essent Albanarum columnarum et sine marmore ullo aut insigni pavimento conclavia. Ac per annos amplius quadraginta eodem cubiculo hieme et aestate mansit, quamvis parum salubrem valitudini suae urbem hieme experiretur assidueque in urbe hiemaret. Si quando quid secreto aut sine interpellatione agere proposuisset, erat illi locus in edito singularis, quem Syracusas et technophnon vocabat; huc transibat aut in alicuius libertorum suburbanum; aeger autem in domo Maecenatis cubabat. Ex secessibus praecipue frequentavit maritima insulasque Campaniae aut proxima urbi oppida, Lanuvium, Praeneste, Tibur, ubi etiam in porticibus Herculis templi persaepe ius dixit. Ampla et operosa praetoria gravabatur. Et neptis quidem suae Iuliae, profuse ab ea exstructa, etiam diruit ad solum, sua vero quamvis modica non tam statuarum tabularumque pictarum ornatu quam xystis et nemoribus excoluit rebusque vetustate ac raritate notabilibus, qualia sunt Capreis immanium beluarum ferarumque membra praegrandia, quae dicuntur gigantum ossa, et arma heroum.


Sotto tutti gli altri aspetti di vita risulta che sia stato alieno da ogni eccesso e da ogni sospetto di vizio. All'inizio abitò vicino al Foro Romano, sopra le scale degli orefici, nella casa che era stata dell'oratore Calvo. In seguito si trasferì sul Palatino, ma nella casa ugualmente modesta di Ortensio, non certo notevole per ampiezza e per lusso; perché le colonne dei suoi portici, per altro piuttosto brevi, erano di pietra del monte Albano, mentre nelle stanze non si vedeva né marmo né mosaici preziosi. Per più di quarant'anni dormì nella stessa camera, sia d'estate, sia d'inverno, quantunque considerasse poco adatto alla sua salute il clima invernale di Roma e benché vi svernasse regolarmente. Se si proponeva di lavorare in solitudine o senza essere disturbato, vi era per lui uno studiolo al piano superiore che chiamava la sua «Siracusa» o il suo «ufficio tecnico»: qui si ritirava, o anche nella casa di periferia di uno dei suoi liberti; quando era ammalato, dormiva nella casa di Mecenate. I suoi luoghi di villeggiatura preferiti furono le coste e le isole della Campania, o le città vicine a Roma, come Lanuvio, Preneste, Tivoli, dove spesso amministrò anche la giustizia sotto i portici del tempio di Ercole. Detestava le case di campagna troppo grandi e lussuose. Fece distruggere al suolo perfino la casa che sua nipote Giulia si era fatta costruire con splendore. Le sue invece, sebbene modeste, le fece abbellire non solo con statue e con quadri, ma anche con porticati e con boschetti, e anche con oggetti curiosi per antichità e rarità, come sono i resti enormi di bestie mostruose scoperti a Capri e chiamati ossa dei giganti e armi degli eroi.

 

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