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I veri beni sono dentro di noi e nessuno può sottrarceli (Compr. e trad.)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Seneca

 

 

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I veri beni sono dentro di noi e nessuno può sottrarceli

Autore: Seneca

 

Compr. e trad

 

Quid fortuna sapienti eripere potest?quae iniuria illum laedere potest?is enim nihil perdere potest;omnia in se reposuit,nihil fortunae committit,bona sua in tuto habet,virtute contentus,quae nec augeri nec minui potest. Megaram Demetrius ceperat, cui cognomen Poliorcetes fuit. Stilbon philosophus ab hoc interrogatus num aliquid perdidisset, inquit: "Nihil; omnia mea mecum sunt." Atqui et patrimonium eius in praedam cesserat et filias rapuerat hostis et patria in alienam dicionem pervenerat et ipsum rex circumfusus victoris exercitus armis ex superiore loco rogitabat. At  ille victoria ab isto abstulit et se non solum invictum sed etiam indemnem esse demonstravit;habebat enim secum vera bona quae nemo auferre potest,et ea,quae diripiebantur et auferebantur ab hostibus,non iudicabant sua,sed adventicia et fluxa.

Cosa la sorte può strappare al sapiente? Quale offesa può ferirlo= Egli infatti non può perdere nulla, pone in se stesso ogni cosa, non affida nulla alla fortuna, ha al sicuro le sue ottime cose, felice per la virtù, che non può nè essere aumentata nè diminuita. Dunque, il saggio non perderà nulla di cui debba sentire la perdita; suo unico possesso è la virtù, ma da essa non potrà mai venire escluso. Di tutto il resto, usa in precario: e chi si commuove, se perde una cosa che non gli appartiene? Dunque, se l’ingiuria non può intaccare per nulla il patrimonio del saggio, in quanto, salva la virtù, è salvo tutto il suo avere, al saggio non può esser fatta ingiuria. Demetrio, che fu soprannominato il Poliorcete, aveva conquistato Megara. Il filosofo Stilpone, al quale aveva chiesto se avesse perduto qualche cosa, gli rispose : "Nulla; i miei beni sono tutti con me". Eppure il suo patrimonio era stato saccheggiato, il nemico gli aveva portato via le figlie, la sua patria era finita sotto il dominio straniero ed il re, circondato dall’esercito vincitore in armi, lo stava interrogando dall’alto del suo seggio. Ma quello addolorato per la vittoria si dimostrò non solo invinto ma anche indenne; infatti aveva con sè le vere cose buone che nessuno può strappare via, e quelle cose, che erano state strappate o portate via dai nemici, non le giudicava sue ma superficiali e vane.

 

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