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Ingiuria e offesa non sono la stessa cosa (Versione Seneca)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Seneca

 

 

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Ingiuria e offesa non sono la stessa cosa

Autore: Seneca

 

Dividamus, si Tibi videtur, Serene, iniuriam a contumelia. Prior illa natura gravior est, haec levior et tantum delicatis gravis, qua non laeduntur homines sed offenduntur. Tanta est tamen animorum dissolutio et vanitas ut quidam nihil acerbius putent; sic invenies servum qui flagellis quam colaphis caedi malit et qui mortem ac verbera tolerabiliora credat quam contumeliosa verba. Ad tantas ineptias perventum est ut non dolore tantum sed doloris opinione vexemur, more puerorum, quibus metum incutit umbra et personarum deformitas et depravata facies, lacrimas vero evocant nomina parum grata auribus et digitorum motus et alia quae impetu quodam erroris inprovidi refugiunt.


Distinguiamo, o Sereno, se sei d’accordo, tra ingiuria ed offesa. La prima è più grave per natura, la seconda è più leggera ed è molesta solo ai permalosi; non danneggia gli uomini, ma li affligge. Essi però sono talmente dissennati e superficiali che c’è tra loro chi la ritiene la cosa più tormentosa. Così puoi trovare uno schiavo capace di preferire le frustate agli schiaffi, o di giudicare più sopportabili la morte e le verghe che le parole offensive.  Siamo arrivati a tale assurdità, che non ci tormenta soltanto il dolore, ma anche l’idea di soffrire, come fanno i bambini che si spaventano di un’ombra, di una maschera deforme o di un volto sfigurato, o cominciano a piangere se odono parole di suono sgradevole, vedono muovere le dita o altro da cui essi, vittime dell’impulso sbagliato, rifuggono per inesperienza. L’ingiuria si propone specificamente di infliggere del male a qualcuno. Ma la saggezza non concede spazio al male: per essa, infatti, è male soltanto l’infamia, e questa non può entrare là dove si sono già insediate la virtù e l’onestà. Dunque, se non c’è ingiuria dove non c’è male, non c’è male dove non c’è l’infamia e l’infamia non può raggiungere chi è dedito all’onestà, l’ingiuria non raggiunge il saggio. Infatti se l’ingiuria è il subire un male, ma il saggio non subisce alcun male, nessuna ingiuria tocca il saggio.

 

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