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Meglio non reagire con i potenti (Versione Seneca)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Seneca

 

 

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Meglio non reagire con i potenti

Autore: Seneca

 

Potentiorum iniuriae hilari voltu, non patienter tantum tolerandae sunt: nam iniurias iterum facient, si se fecisse crediderunt. Notissima vox est eius senis qui apud reges consenuerat: cum amicus quidam illum interrogaret quomodo rarissimam rem, senectutem, in aula consecutus esset respondit ille “Iniurias accipiendo et gratias agendo”. Nihil enim iuvat iniuriam vindicare, immo saepe fatendum est se ne eam quidam accepisse! Olim Caligola imperator filium Pastoris, splendidi equitis Romani, in custodia habuit; munditiis eius et cultioribus capillis offensus, rogante padre ut salutem filii sibi concederet, ad supplicium eum duci protinus iussit; eodem die tamen, ne omnia inumane faceret adversus patrem, ad cenam eum invitavit. Venit Pastor  vultu nihil exprobante. Propinavit illi Caesar vinum et posuit illi custodem: id quoque  passus est miser homo. Unguentum et coronas dedit et observare iussit an illis uteretur: usus est. Eodem die quo filius mortuus erat, in regia convitatus est, cum interim non lacrimas emisit, non dolorem aliquo signo erumpere passus est: cenavit tamquam pro filio veniam exorasset. Quaeris quare? Habebat alterum. Ille Priamus quoque, qui tandem iram dissimulavit, manum funestam perfusamque cruore filii osculatus est, regis genua amplexus est atque apud eum cenavit.   


   

Le offese dei più potenti bisogna tollerarle con buon viso (facendo buon viso), non solo con pazienza: infatti se pensarono)di di averle fatte, ritorneranno a insultare di nuovo. vi’è un detto assai famoso di quell’anziano che era invecchiato presso la famiglia reale: quando un amico gli domandò come avesse raggiunto la vecchiaia, cosa assai rara, nella reggia, costui rispose: “. con il ricevere offese e con il fare grazie. Infatti, non giova per niente vendicare l’ingiuria, spesso anzi bisogna confessare di non averla neppure ricevuta! Una volta l’imperatore Caligola aveva fatto imprigionare il figlio di Pastore, un illustre cavaliere romano, essendo irritato dall'eleganza e dai capelli troppo curati, quando il padre gli domandò di concedere la salvezza a suo figlio, ordinò di giustiziarlo subito; tuttavia quello stesso giorno, per non mostrarsi del tutto crudele nei confronti del padre, lo invitò a cena. Pastore andò con il volto per niente turbato. Cesare gli offrì da bere e gli mise una guardia: il povero uomo sopportò anche ciò. Gli diede un profumo e delle corone e comandò di guardare se usava (queste corone): usò (le corone). Nello stesso giorno in cui era morto il figlio, fu invitato nella regia, intanto non versò lacrime e non permise che il dolore trapelasse da alcun segno: cenò come se avesse ottenuto il perdono per il figlio. Perché, chiederai?  Ne aveva un altro. Anche il famoso Priamo che alla fine dissimulò l’ira baciò la mano funesta e bagnata con il sangue e cenò presso di lui.

 

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