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Parole di Socrate ai suoi denigratori - versione latino Seneca

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Seneca

 

 

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Parole di Socrate ai suoi denigratori

Autore: Seneca

 

Mod.Lingua Latina

 

Ecce Socrates ex illo carcere, quem intrando purgavit omnique honestiorem curia reddidit, proclamat: "Qui iste furor, quae ista inimica dis hominibusque natura est infamare virtutes et malignis sermonibus sancta violare? Si potestis, bonos laudate, si minus, transite; quod si vobis exercere taetram istam licentiam placet, alter in alterum incursitate. Nam cum in caelum insanitis, non dico sacrilegium facitis, sed operam perditis. Praebui ego aliquando Aristophani materiam iocorum, tota illa comicorum poetarum manus in me venenatos sales suos effudit: inlustrata est virtus mea per ea ipsa, per quae petebatur; produci enim illi et temptari expedit, nec ulli magis intellegunt, quanta sit, quam, qui vires eius lacessendo senserunt: duritia silicis nullis magis quam ferientibus nota est. Praebeo me non aliter quam rupes aliqua in vadoso mari destituta, quam fluctus non desinunt, undecumque moti sunt, verberare, nec ideo aut loco eam movent aut per tot aetates crebro incursu suo consumunt. Adsilite, facite impetum: ferendo vos vincam.



Ed ecco Socrate che dal carcere purificato dalla sua presenza e reso più onorabile di qualsiasi curia," procla ma: "Che follia è questa, che istinto avverso agli uomini e agli dei, di disonorare la virtù e con voci maligne pro fanare cose sacre? Se potete lodate le persone virtuose, se non potete astenetevi. Se però vi piace far mostra del la vostra vergognosa insolenza insultatevi fra voi. Quan do vi infuriate contro il cielo, non dico che commettete un'empietà ma che sprecate fatica. Un tempo ho dato modo ad Aristofane" di prendersi gioco di me. Tutta quella banda di poeti comici mi ha scagliato contro le sue battute velenose: ma la mia virtù ha acquistato splendore proprio grazie ai colpi che hanno cercato di fe rirla. Infatti le ha giovato essere messa in mostra e alla prova e nessuno ne ha capito il valore come chi, non dandole tregua, ne ha sperimentato la forza. Nessuno come i tagliapietre conosce la durezza della roccia. Dì mostro di essere come uno scoglio solo in mezzo a una secca che le onde flagellano continuamente da ogni par te, ma neanche secoli di ripetuti assalti possono smuo verlo o scalfirlo. Assalitemi dunque, attaccatemi: vi vin cerò sopportandovi.

 

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