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Prudenza e audacia di Giulio Cesare - versione latino Seneca

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Seneca

 

 

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Prudenza e audacia di Giulio Cesare

Autore: Seneca

 

Armorum et equitandi peritissimus, laboris ultra fidem patiens erat. in agmine nonnumquam equo, saepius pedibus anteibat, capite detecto, seu sol seu imber esset; longissimas uias incredibili celeritate confecit, expeditus, meritoria raeda, centena passuum milia in singulos dies; si flumina morarentur, nando traiciens uel innixus inflatis utribus, ut persaepe nuntios de se praeuenerit. In obeundis expeditionibus dubium cautior an audentior, exercitum neque per insidiosa itinera duxit umquam nisi perspeculatus locorum situs, neque in Britanniam transuexit, nisi ante per se portus et nauigationem et accessum ad insulam explorasset. at idem obsessione castrorum in Germania nuntiata per stationes hostium Gallico habitu penetrauit ad suos. a Brundisio Dyrrachium inter oppositas classes hieme transmisit cessantibusque copiis, quas subsequi iusserat, cum ad accersendas frustra saepe misisset, nouissime ipse clam noctu paruulum nauigium solus obuoluto capite conscendit, neque aut quis esset ante detexit aut gubernatorem cedere aduersae tempestati passus est quam paene obrutus fluctibus.




Fu abilissimo nell'uso delle armi e nell'equitazione e sopportava le fatiche in modo incredibile. In marcia precedeva i suoi uomini qualche volta a cavallo, ma più spesso a piedi, con il capo scoperto, sia che picchiasse il sole, sia che piovesse. Con straordinaria rapidità coprì lunghissime tappe, senza bagaglio, con un carro da nolo, percorrendo in un giorno la distanza di centomila passi. Se i fiumi gli sbarravano la strada, li attraversava a nuoto o galleggiando su otri gonfiati: così spesso arrivava prima di coloro che dovevano annunciare il suo arrivo. Durante le spedizioni non si può dire se fosse più prudente o ardito: non condusse mai il suo esercito per strade insidiose, se prima non aveva ispezionato la natura del terreno; non lo trasportò in Britannia senza aver prima esplorato personalmente i porti, la rotta e i possibili approdi sull'isola. Al contrario però, quando venne a sapere che alcuni suoi accampamenti erano assediati in Germania, passò attraverso le postazioni nemiche, travestito da Gallo, e raggiunse i soldati. In pieno inverno fece la traversata da Brindisi a Durazzo, eludendo le flotte nemiche; poiché le truppe, cui aveva ordinato di seguirlo, non si decidevano a partire e più volte aveva inviato solleciti per farle arrivare, alla fine lui stesso, di notte, in gran segreto, salì su una piccola imbarcazione, con il capo coperto, e non si fece riconoscere e non permise al pilota di arrendersi alla tempesta se non quando i flutti minacciarono di travolgerlo.

 

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