Una aggressione notturna (Versione latino Apuleio)

UN'AGGRESSIONE NOTTURNA VERSIONE LATINO  APULEIO

«Poco dopo, quella santa donna, bisogna proprio dirlo, più unica che rara in quanto a fedeltà, e quanto mai apprezzabile per i suoi meriti, fece domanda di grazia all'imperatore implorando per suo marito un sollecito ritorno in patria e piena vendetta dell'aggressione.

Insomma per farla breve l'imperatore decise di annientare la banda del brigante Emo e, detto fatto, la banda fu annientata. Tanto può un solo cenno di un grande sovrano.«Tutta la mia banda così fu attaccata, inseguita e massacrata da reparti di polizia a cavallo; soltanto io riuscii a fuggire salvandomi a stento; state a sentire come.«Indossai un vestito da donna tutto a fiori e a svolazzi, mi misi in testa un cappello di stoffa, ai piedi scarpe femminili bianche e leggere e così camuffato come uno dell'altro sesso, salii su un asinello che portava spighe di grano e potetti passare indisturbato proprio sotto il naso dei soldati che mi davano la caccia.

Credendomi la moglie dell'asinaio, infatti, quelli mi lasciarono libero il passo, tanto più che le mie guance erano ancora senza peli e avevano il colore chiaro e fresco dell'adolescenza.«E però non smentii mai il mio valore e la gloria paterna, sebbene con tutte quelle spade consacrate a Marte c'era proprio da farsi venire la tremarella, ma protetto com'ero dall'inganno del travestimento, da solo, io mi detti ad assaltare villaggi e castelli tanto per raccapezzarci le spese del viaggio.» E slacciatisi i panni ne tirò fuori duemila monete d'oro: «Eccovi un piccolo omaggio, o meglio, il mio contributo volontario alla banda; anzi, se non avete nulla in contrario, mi offro vostro condottiero e state certi che in poco tempo questa vostra spelonca ve la trasformerò in un palazzo tutto d'oro.

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