Catullo CARME 101 la poesia del sepolcro in Morte del fratello

CARME 101 CATULLO - La poesia del sepolcro
In morte del fratello

Multas per gentes et multa per aequora vectus adevenio has miseras, frater, ad inferias, ut te postremo donarem munere mortis et mutam nequicquam alloquerer cinerem, quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum, heu miser indigne frater adempte mihi.

Trasportato attraverso molte genti e molti mari [un dì, s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente…] giungo, o fratello, per queste tristi offerte [funebri], per donarti l'estremo dono di morte e parlare invano alle tue ceneri mute [la madre or sol, suo dì tardo traendo | parla di me col tuo cenere muto], poiché la sorte mi ha strappato proprio te, oh povero fratello, a me ingiustamente strappato.

Ora tuttavia queste cose, che secondo l'antico costume dei padri, sono state portate con doloroso rito [come triste tributo o, più poetico, quale dono dolente] per le offerte [anche per la cerimonia], accetta molto grondanti di pianto fraterno, e per sempre, o fratello, addio

Parafrasi

Se non fuggirò sempre di popolo in popolo, un giorno, fratello, mio, mi vedrai seduto sulla tua tomba, a piangere il tuo gentile fiore degli anni della giovinezza spezzato. Solo la madre ora, trascinando la sua vecchiaia, parla di me con la tua cenere muta: ma io tendo inutilmente le mani verso di voi; e, anche se saluto solo da lontano la mia patria, sento gli dei contrari e i tormenti interiori, che sconvolsero la tua vita (inducendoti al suicidio), e invoco anch’io la pace insieme a te nella morte. Oggi di tante speranze, mi resta soltanto questa! Popoli stranieri, restituite finalmente le mie spoglie alle braccia della madre infelice.

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