I rimedi contro il mal di stomaco - Celso versione latino

Faucibus subest stomachus; in quo plura longa vitia incidere consuerunt.

Nam modo ingens calor, modo inflatio hunc, modo inflammatio, modo exulcerato adficit: interdum pituita, interdum bilis oritur; frequentissimumque eius malum est, quo resolvitur, neque ulla re magis aut adficitur aut corpus adficit. Diversa autem ut vitia eius, sic etiam remedia sunt. Ubi exaestuat, aceto cum rosa extrinsecus subinde fovendus inponendusque pulvis cum oleo et ea cataplasmata, quae simul et reprimunt et emolliunt. Potui, nisi quid obstat, egelida aqua praestanda.

Si inflatio est, prosunt admotae cucurbitulae neque incidire cutem necesse est: prosunt sicca et calida fomenta, sed non vehementissima. Interponenda abstinentia est; utilis in ieiunio potio est apsinthi vel hysopi vel rutae. Exercitatio primo levis, deinde maior adhibenda est, maximeque quae superiores partes moveat; quod genus in omnibus stomachi vitiis aptissimum est.

Post exercitationem opus est unctione, frictione; balineo quoque nonnumquam, sed rarius; interdum alvi ductione; cibis deinde calidis neque inflantibus, eodemque modo calidis potionibus, primo aquae, post, ubi resedit inflatio, vini austeri. Illud quoque in omnibus stomachi vitiis praecipiendum est, ut quo modo se quisque aeger refecerit, eo ut sanus utatur: nam redit huic inbecillitas sua, nisi eisdem defenditur bona valetudo, quibus reddita est.

Sotto la gola (le fauci) si trova lo stomaco, in cui tendono a verificarsi molte affezioni croniche.

Infatti a volte lo colpisce un grande calore a volte flatulenza a volte, infiammazione a volte ulcerazione; a volte produce muco, a volte bile, è il suo male più frequente con cui il corpo viene indebolito, niente altro più di questo colpisce o affligge A seconda dei diversi disturbi, ch'egli (lo stomaco) accusa, si profilano rimedi (medici) diversi (lett. inoltre, come i suoi disturbi sono diversi, così anche i rimedi sono (diversi). Quando la sua temperatura corporea è piuttosto alta (lett. quando è infocato, rovente), deve esser curato con aceto e rosa, da applicare sul corpo (lett. extrinsecus, dall'esterno) con una certa frequenza (subinde); e bisogna applicargli una polvere con un unguento e quei cataplasmi che, allo stesso tempo reprimono (la febbre) ed emollienti. E' possibile, se non c'è alcun altro motivo che lo impedisce (nisi quid obstat), somministrare anche acqua fresca.

Se se c'è rigonfiamento (dello stomaco), sono utili piccole ventose applicate, e, in genere, non è necessario incidere: sono utili impacchi secchi e caldi, ma senza esagerazione. Bisogna intervallare anche un digiuno; è utile, durante il digiuno, (assumere) una pozione di assenzio, o di issopo, o di ruta. Bisogna praticare un esercizio fisico prima leggero, quindi uno maggiore, e (il malato) muova soprattutto gli arti superiori, (esercizio) del qual genere è davvero adatto in tutti i disturbi della digestione.

Dopo (questo) esercizio, è d'uopo applicare unguenti e frizioni; talvolta anche un bagno, ma più di rado; quindi mangiare cibi caldi, che non procurino gonfiore, e, allo stesso modo, bere pozioni tiepide, in un primo momento d'acqua, poi - qualora il gonfiore dovesse diminuire - di vino aspro. Inoltre, ciò che, in tutti i disturbi intestinali, bisogna consigliare è che un malato, che sarà guarito seguendo un particolare rimedio, continui a praticarlo anche da sano: infatti, la sua fragilità ritorna a lui libera: può ricadere nella malattia), se coloro che sono guariti non preservano, con la prevenzione, la loro buona salute riconquistata (lett. se la salute non viene difesa (con la prevenzione) da coloro ai quali è stata restituita.

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