Gli Spartani sono sconfitti dal macedone Antigono (Versione latino Giustino)

Gli Spartani sono sconfitti dal macedone Antigono
versione latino Giustion traduzione
libro Il Nome e il Verbo vol. 2 numero 18 pagina 123

Post haec bellum Spartanis infert, qui soli Philippi Alexandrique bellis et imperium Macedonum et omnibus metuenda arma contempserant.

Inter duas nobilissimas gentes bellum summis utrimque uiribus fuit, cum hi pro uetere Macedonum gloria, illi non solum pro inlibata libertate, sed etiam pro salute certarent. Victi Lacedaemonii non ipsi tantum, uerum etiam coniuges liberique magno animo fortunam tulere.

Nemo quippe in acie saluti pepercit, nulla amissum coniugem fleuit, filiorum mortes senes laudabant, patribus in acie caesis filii gratulabantur, suam uicem omnes dolebant quod non et ipsi pro patriae libertate cecidissent.

Patentibus omnes domibus saucios excipiebant, uulnera curabant, lassos reficiebant; inter haec nullus in urbe strepitus, nulla trepidatio, magisque omnes publicam quam priuatam fortunam lugebant

Dopo questo, dichiara guerra agli Spartani, i soli che, durante le guerre di Filippo ed Alessandro, avessero sfidato il potere dei Macedoni e le armi temute da tutti.

Tra due popoli così illustri, la guerra mobilitò le più grandi forze da una parte e dall'altra, mentre gli uni combattevano in nome dell'antica gloria dei Macedoni, gli altri, non solo in nome della completa libertà, ma anche in nome della loro salvezza. Vinti, i Lacedemoni affrontarono l'avversità con grande coraggio, non solo essi stessi, ma anche le loro spose e i loro bambini.

In verità, nelle fila, nessuno pensava alla propria tutela, nessuna moglie piangeva la perdita del proprio marito; gli anziani glorificavano la morte dei propri figli, i figli rendevano omaggio ai loro padri, morti al fronte, tutti si dolevano della propria sorte poiché non erano morti anch’essi per la libertà della loro patria.

Nelle grandi case aperte, tutti davano rifugio ai feriti, curavano le ferite, rinvigorivano coloro che erano esausti; tuttavia non c'era né tumulto, né agitazione nella città e tutti compiangevano di più la sventura della situazione generale ceh vivevano piuttosto che le sventure personali.

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