Lisia chiede aiuto ad un conoscente - Lisia versione greco RHESIS

Lisia chiede aiuto ad un conoscente
VERSIONE DI GRECO di Lisia TRADUZIONE dal libro rhesis

ἐμοὶ καὶ Πείσωνι ἐπιτυγχάνει Μηλόβιός τε καὶ Μνησιθείδης ἐκ τοῦ ἐργαστηρίου ἀπιόντες, καὶ καταλαμβάνουσι πρὸς αὐταῖς ταῖς θύραις, καὶ ἐρωτῶσιν ὅποι βαδίζοιμεν: ὁ δ᾽ ἔφασκεν εἰς τὰ τοῦ ἀδελφοῦ τοῦ ἐμοῦ, ἵνα καὶ τὰ ἐν ἐκείνῃ τῇ οἰκίᾳ σκέψηται. ἐκεῖνον μὲν οὖν ἐκέλευον βαδίζειν, ἐμὲ δὲ μεθ᾽ αὑτῶν ἀκολουθεῖν εἰς Δαμνίππου. πείσων δὲ προσελθὼν σιγᾶν μοι παρεκελεύετο καὶ θαρρεῖν, ὡς ἥξων ἐκεῖσε. καταλαμβάνομεν δὲ αὐτόθι Θέογνιν ἑτέρους φυλάττοντα: ᾧ παραδόντες ἐμὲ πάλιν ᾤχοντο. ἐν τοιούτῳ δ᾽ ὄντι μοι κινδυνεύειν ἐδόκει, ὡς τοῦ γε ἀποθανεῖν ὑπάρχοντος ἤδη. καλέσας δὲ Δάμνιππον λέγω πρὸς αὐτὸν τάδε, ἐπιτήδειος μέν μοι τυγχάνεις ὤν, ἥκω δ᾽ εἰς τὴν σὴν οἰκίαν, ἀδικῶ δ᾽ οὐδέν, χρημάτων δ᾽ ἕνεκα ἀπόλλυμαι.

σὺ οὖν ταῦτα πάσχοντί μοι πρόθυμον παράσχου τὴν σεαυτοῦ δύναμιν εἰς τὴν ἐμὴν σωτηρίαν. ὁ δ᾽ ὑπέσχετο ταῦτα ποιήσειν. ἐδόκει δ᾽ αὐτῷ βέλτιον εἶναι πρὸς Θέογνιν μνησθῆναι: ἡγεῖτο γὰρ ἅπαν ποιήσειν αὐτόν, εἴ τις ἀργύριον διδοίη. ἐκείνου δὲ διαλεγομένου Θεόγνιδι (ἔμπειρος γὰρ ὢν ἐτύγχανον τῆς οἰκίας, καὶ ᾔδη ὅτι ἀμφίθυρος εἴη) ἐδόκει μοι ταύτῃ πειρᾶσθαι σωθῆναι, ἐνθυμουμένῳ ὅτι, ἐὰν μὲν λάθω, σωθήσομαι, ἐὰν δὲ ληφθῶ, ἡγούμην μέν, εἰ Θέογνις εἴη πεπεισμένος ὑπὸ τοῦ Δαμνίππου χρήματα λαβεῖν, οὐδὲν ἧττον ἀφεθήσεσθαι, εἰ δὲ μή, ὁμοίως ἀποθανεῖσθαι.

ταῦτα διανοηθεὶς ἔδει με ἐκείνων ἐπὶ τῇ αὐλείῳ θύρᾳ τὴν φυλακὴν ποιουμένων: τριῶν δὲ θυρῶν οὐσῶν, ἃς ἔδει με διελθεῖν, ἅπασαι ἀνεῳγμέναι ἔτυχον. ἀφικόμενος δὲ εἰς Ἀρχένεω τοῦ ναυκλήρου ἐκεῖνον. πέμπω εἰς ἄστυ, πευσόμενον περὶ τοῦ ἀδελφοῦ: ἥκων δὲ ἔλεγεν ὅτι Ἐρατοσθένης αὐτὸν ἐν τῇ ὁδῷ λαβὼν εἰς τὸ δεσμωτήριον ἀπαγάγοι. καὶ ἐγὼ τοιαῦτα πεπυσμένος τῆς ἐπιούσης νυκτὸς διέπλευσα Μέγαράδε

Mentre io e Pisone uscivamo ci vennero incontro Melobio e Mnesitide che tornavano dalla fabbrica, e ci sorpresero proprio sulla porta e ci chiesero dove andassimo; lui disse da mio fratello, per perquisire anche in quella casa.

A lui dunque dissero di andare, a me di seguirli nella casa di Damnippo. Pisone avvicinatosi mi ordinò di tacere e di essere coraggioso con l'intenzione di venire là. Qui trovammo Teognide che sorvegliava altri; consegnatomi a lui se ne andarono di nuovo. A me che ero in tale frangente sembrò opportuno rischiare, poiché la morte era ormai imminente. Chiamato Damnippo gli dissi questo: "Per fortuna sei mio amico, sono venuto a casa tua, non ho nessuna colpa, sto per morire per le mie ricchezze.

Tu dunque fa' generosamente per me quanto è in tuo potere per la mia salvezza". E lui promise che lo avrebbe fatto. Gli sembrò che fosse meglio parlarne con Teognide: pensava che lui avrebbe fatto tutto, purché uno gli avesse dato del denaro. Mentre discuteva con Teognide (ero per fortuna pratico della casa e sapevo che aveva due ingressi) mi sembrò opportuno cercare di salvarmi per questa via, considerando che, se non fossi stato scoperto, sarei stato salvo, se fossi stato sorpreso, pensavo che, se Teognide fosse stato convinto da Damnippo a prendere le ricchezze, sarei stato ugualmente lasciato libero, se no, sarei morto ugualmente.

Avendo pensato queste cose, mi diedi alla fuga, mentre quelli facevano la guardia alla porta del vestibolo; essendo tre le porte che dovevo oltrepassare, per caso erano tutte aperte. Giunto a casa di Archeneo l'armatore, lo mandai in città a informarsi di mio fratello; tornato mi disse che Eratostene, sorpresolo sulla via, l'aveva portato in carcere. E io, sapute queste notizie, la notte seguente salpai per Megara.

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