.

La morte di Turno - Versione da Eneide Virgilio

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Virgilio

 

Cunctanti telum Aeneas fatale coruscat, sortitus fortunam oculis, et corpore toto eminus intorquet. Murali concita numquam tormento sic saxa fremunt, nec fulmine tanti dissultant crepitus. Volat atri turbinis instar exitium dirum hasta ferens orasque recludit loricae et clipei extremos septemplicis orbes. Per medium stridens transit femur. Incidit ictus ingens ad terram duplicato poplite Turnus. Consurgunt gemitu Rutuli, totusque remugit mons circum, et vocem late nemora alta remittunt Ille humilis supplexque oculos, dextramque precantem protendens, `Equidem merui nec deprecor,' inquit: `utere sorte tua. Miseri te siqua parentis tangere cura potest, oro (fuit et tibi talis Anchises genitor), Dauni miserere senectae et me seu corpus spoliatum lumine mavis redde meis. Vicisti, et victum tendere palmas Ausonii videre; tua est Lavinia coniunx: ulterius ne tende odiis.' Stetit acer in armis Aeneas, volvens oculos, dextramque repressit; et iam iamque magis cunctantem flectere sermo coeperat, infelix umero cum apparuit alto balteus et notis fulserunt cingula bullis Pallantis pueri, victum quem volnere Turnus straverat atque umeris inimicum insigne gerebat. Ille, oculis postquam saevi monimenta doloris exuviasque hausit, furiis accensus et ira terribilis, `Tune hinc spoliis indute meorum eripiare mihi? Pallas te hoc volnere, Pallas immolat et poenam scelerato ex sanguine sumit,' hoc dicens ferrum adverso sub pectore condit fervidus. Ast illi solvuntur frigore membra vitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras.




Enea, mentre egli indugia, agita in aria il lampo
della lancia fatale: colto con gli occhi il punto
preciso, vibra il colpo da lungi, a tutta forza.
Mai stridono così i macigni lanciati
da macchine d'assedio, mai così fragorosa
scoppia la folgore. L'asta volando come un turbine
porta con sé la morte: sibilando attraversa
gli orli della corazza e dello scudo fatto
di sette strati di cuoio, si pianta nella coscia.
Il grande Turno cade, piega il ginocchio a terra.
Balzano in piedi i Rutuli gridando, la montagna
tutt'intorno ne echeggia, le profonde foreste
ripercuotono il suono per lungo tratto. Turno
supplichevole, umile, rivolgendosi a Enea
con gli occhi e con le mani in atto di preghiera,
gli dice: "Ho meritato la mia sorte e non chiedo
perdono: segui pure il tuo destino. Solo,
ti prego, se hai pietà di un infelice padre
(come Anchise lo fu) sii misericordioso
della vecchiaia di Dauno, restituisci ai miei
me vivo od il mio corpo privato della vita,
come ti piace. Hai vinto, gli Ausoni hanno veduto
Turno sconfitto tenderti le mani: già Lavinia
è tua, non andar oltre nella vendetta!" Enea
fiero nelle sue armi ristette, pensieroso,
guardando l'avversario e trattenendo il colpo.
E quasi le preghiere riuscivano a commuoverlo,
già dubitava, quando gli apparve, sulla spalla
del vinto, il disgraziato cinturone, fulgente
tutto di borchie d'oro, del giovane Pallante,
che Turno aveva ucciso con un colpo mortale
e di cui indossava come trofeo la spoglia.
Vista quella cintura, ricordo d'un dolore
terribile, infiammato di rabbia, acceso d'ira:
"Tu forse, che hai indossato le spoglie dei miei amici,
vorresti uscirmi vivo dalle mani? Pallante -
disse - solo Pallante ti sacrifica, e vendica
la sua fine col sangue tuo scellerato." Pianta
furibondo la spada nel petto avverso. Il corpo
di Turno si distende nel freddo della morte,
la sua vita sdegnosa cala giù tra le Ombre


            

 

 


 

___________________

E' vietato copiare le versioni di SkuolaSprint su altri siti o forum eventualmente mettere il link di questa pagina.


 

 

 

 

bottom
top
HomeContattaciSiti AmiciCercaFORUM - S.O.S. compitiPubblicitàCome funziona questo sito?Registrati al sito
bottom

Copyright © 2007-2012 SkuolaSprint.it || Tutti i diritti riservati - Vietata ogni riproduzione, anche parziale