Ad Hannibalem, cum ad lacum Averni esset, quinque nobiles iuvenes ab Tarento venerunt, partim ad Trasumennum lacum, partim ad Cannas capti dimissique domos cum eadem comitate qua usus adversus omnes Romanorum socios Poenus fuerat. ei memores beneficiorum eius perpulisse magnam partem se iuventutis Tarentinae referunt ut Hannibalis amicitiam ac societatem quam populi Romani mallent, legatosque ab suis missos rogare Hannibalem ut exercitum propius Tarentum admoveat: si signa eius, si castra conspecta a Tarento sint, haud ullam intercessuram moram quin <in deditionem veniat> urbs; in potestate iuniorum plebem, in manu plebis rem Tarentinam esse. Hannibal conlaudatos eos oneratosque ingentibus promissis domum ad coepta maturanda redire iubet; se in tempore adfuturum esse. hac cum spe dimissi Tarentini. ipsum ingens cupido incesserat Tarenti potiundi. urbem esse videbat cum opulentam nobilemque, tum maritimam et in Macedoniam opportune versam regemque Philippum hunc portum, si transiret in Italiam, Brundisium cum Romani haberent, petiturum.
Ad Annibale, che era presso il lago d'Averno, arrivarono da Taranto cinque giovani nobili, fatti prigionieri, in parte al lago Trasimeno, in parte a Canne, erano stati rimandati a casa, con quella gentilezza che il Cartaginese aveva dimostrato verso tutti gli alleati dei Romani. Quelli gli dichiararono che, ricordando i suoi benefici, avevano spinto gran parte della gioventù tarentina a preferire l'amicizia e l'alleanza di Annibale a quella Romana e che erano stati mandati dai loro concittadini come messaggeri ad Annibale perché avvicinasse l'esercito a Taranto: se da qui fossero state viste le sue insegne e gli accampamenti, senza alcun indugio Taranto si sarebbe arresa a lui; la plebe era in potere dei più giovani e la situazione a Taranto era in mano delle plebe. Annibale, elogiatili e colmatili di grandi promesse, li invitò a tornare a casa per accellerare i piani; egli sarebbe stato presente al momento opportuno. I Tarantini furono congedati con questa speranza. Una grande brama di occupare Taranto si era impadronita dello stesso Annibale. Vedeva che era una città ricca e nobile, ma anche posta sul mare e rivolta opportunamente alla Macedonia, e il re Filippo si sarebbe diretto verso questo porto, se fosse passato in Italia, dal momento che Brindisi era in mano dei Romani.