filosofia

Messaggioda ely » 27 ago 2008, 14:47

sono ancora io a kiedervi aiuto :cry:
scusatemi...
bè stavolta mi servirebbe qualcosa ke parli della "lettera sulla tolleranza" di Locke....io ho letto sto libro ma non c ho kapito praticamente nulla e quindi non riesco a fare una recensione :cry:
spero mi potiate aiutare...
grazie in anticipo

ely

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Messaggioda Arsenio » 27 ago 2008, 16:19

La tolleranza è definita la "capacità fisica o spirituale di sopportare, il permettere o l’accettare idee e atteggiamenti diversi dai propri, il dimostrare comprensione o indulgenza per gli errori o difetti altrui... anche quando li si disapprovi". Nei secoli passati l’intolleranza religiosa ha portato a guerre, inquisizioni e crociate; purtroppo anche il ventesimo secolo ha visto innumerevoli orrori dovuti all’intolleranza. Ma, che cos’è la tolleranza, e come nasce? Il concetto di tolleranza nasce in Europa, ma gli europei non ne sono stati affatto "buoni esportatori" nei confronti delle culture degli altri continenti con cui sono venuti a contatto nel corso dei secoli. I principi di tolleranza, già presenti nell’età classica greco-romana, vengono sviluppati, approfonditi e diffusi da due tra i più grandi filosofi dell’era moderna: Locke e Voltaire.
Tale problematica verrà affrontata da John Locke nella celeberrima "Lettera sulla tolleranza" in cui si condanneranno tutte quelle chiese che tentano di imporre il proprio culto agli altri. Esse sono definite "false chiese" a cui vanno preferite le "vere chiese", ossia quelle che basano la propria azione sui principi di rispetto reciproco. Per essere buoni cristiani occorre essere virtuosi ed avere un comportamento di amore verso Dio, non si deve giudicare e condannare il prossimo solo perchè ha idee diverse in materia di fede. La religione non deve essere un pretesto per scatenare guerre o giustificare massacri. La “Lettera sulla tolleranza” di Locke è un documento di aperta condanna della politica del re e della chiesa d'Inghilterra, dove, lasciando trapelare un'amara ironia, Locke afferma di trovare strano che gli uomini debbano essere costretti col ferro e col fuoco a professare certe credenze.Egli afferma:“La vera religione non è stata fondata per fare sfoggio di pompa esteriore, né per istituire un potere Ecclesiastico e nemmeno per esercitare una forza coercitiva, bensì per disciplinare la vita umana secondo i precetti della virtù e della pietà… Ora, io mi appello alla coscienza di coloro che col pretesto della religione perseguitano, straziano e uccidono altri uomini e mi chiedo se veramente agiscono verso di essi per spirito di amicizia e con benevolenza”.
Il filosofo francese Voltaire è un altro grande pilastro a difesa del principio della tolleranza. Egli scrisse il ”Trattato sulla tolleranza”, pubblicato nel 1763, in seguito ad un fatto di cronaca: l'ingiusta condanna a morte di un protestante, decisa dai giudici di Tolosa sotto lo stimolo di un cieco fanatismo religioso. Esposto il caso, Voltaire mostra con serrate argomentazioni le contraddizioni fra il cristianesimo insegnato da Gesù e l’atteggiamento di intolleranza, di molti cristiani; mette anche in evidenza il carattere razionale della scelta a favore della tolleranza. Tra le numerosissime citazioni del Trattato, dai toni provocanti e spesso graffianti, molto eloquente è quella tratta dal XXII capitolo: "...Questo piccolo globo, che non è che un punto, ruota nello spazio, come tanti altri globi; noi siamo sperduti in tanta immensità. L’uomo, alto circa cinque piedi, è certamente poca cosa nella creazione. Uno di questi impercettibili dice a qualcuno dei suoi vicini, nell’Arabia o sulla terra dei Cafri: ‘Ascoltatemi, perché il Dio di tutti questi mondi mi ha illuminato! Ci sono 900 milioni di piccole formiche come noi sulla Terra, ma non c’è che il mio formicaio ad essere caro a Dio; tutti gli altri Egli li ha in orrore fin dall’Eternità; solo il mio formicaio sarà beato, tutti gli altri saranno dannati in eterno!’ I miei interlocutori allora mi catturerebbero e mi domanderebbero chi è il folle che ha affermato questa stupidaggine. Sarei costretto a rispondere: voi stessi. Cercherei in seguito di placarli, ma sarebbe troppo difficile...".
Per i suoi scritti e le sue affermazioni, Voltaire fu perseguitato. Un giorno egli acquistò il palazzo di Ferney, dove progettava di trascorrere in pace gli ultimi anni della sua vita. Sembrerebbe un gesto di nessuna rilevanza, ma indagando più a fondo si scopre che la proprietà era a cavallo del confine tra Francia e Svizzera; in questo modo, dal momento che la sua schiettezza e le sue idee progressiste gli avevano alienato i potenti di tutta l'Europa, Voltaire ogni giorno poteva scegliere il lato dove correva minor pericolo di finire nelle mani dei gendarmi, e passeggiare nel giardino che apparteneva alla Confederazione elvetica o in quello situato nella madrepatria. La difesa del principio di tolleranza in Voltaire era molto forte e celeberrimi sono i suoi motti al riguardo, con i quali seppe condensare sia il suo pensiero che la sua critica della corrotta società francese del suo tempo. "Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo", esclamò di fronte all'ateismo di Diderot, aggiungendo significativamente: "Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo.

Nel Trattato sulla tolleranza (1763), sostiene la tesi del suicidio del giovane Calas argomentando finemente sui moventi del presunto omicidio: un padre può uccidere il figlio per impedirgli di convertirsi ma a condizione che sia preda del fanatismo, e tutti hanno ammesso che Calas padre non è un fanatico. D’altra parte, le prove sulle quali i giudici si sono pronunciati sono state fornite dalle autorità religiose, esse sì fanatiche. È qui la lotta ingaggiata da Voltaire: «écraser l'infâme », schiacciare l’infame: lottare con tutte le proprie forze contro l’intolleranza in nome della religione naturale, contro quella confessionale. È il teismo (o deismo) di Voltaire: l’attestazione di un Dio aconfessionale, senza dogmi e cerimonie, un Dio creatore che sovrintende al meccanismo che ha creato (dio –orologiaio) e che si limita a punire e a remunerare le creature.

Tolleranza di locke
Sempre nell'ambito della sua visione democratica e liberale, Locke fu un sostenitore della divisione tra potere statale e potere della Chiesa, della garanzia delle diversità e della buona abitudine alla tolleranza.
Lo Stato democratico garantisce e tollera naturalmente ogni diversità religiosa. Il compito dello Stato è infatti quello di garantire il rispetto dei diritti naturali di ciascun individuo: la vita, la libertà, l'integrità fisica e l'assenza di dolore, nonché la proprietà privata.
Lo Stato ha però il dovere di proibire tutti quei comportamenti che danneggiano la società: le sette segrete, le Chiese che impongono giurisdizioni civili e spirituali in contrasto con il rispetto delle libertà individuali garantite, i comportamenti criminosi e pericolosi per la coesione sociale.
Locke sostiene poi che i cittadini non debbano comunque essere atei, in quanto l'ateismo significherebbe la mancanza di ogni principio morale. Quest'ultima osservazione risente un pò dei tempi se rapportata allo stato di cose attuale, comunque sia la visione politica di Locke risulta essere una tra le più moderne del suo tempo.
1. La lotta contro l'intolleranza:L'impegno filosofico di Voltaire è più che mai lotta contro il fanatismo e l'intolleranza, contro la superstizione che prende le sembianze della Chiesa cattolica, arrogante istituzione temporale che limita la libertà di pensiero dell'uomo.

Voltaire sa che nella storia è la discordia e l'intolleranza che hanno prevalso, ma afferma che la tolleranza è l'unico rimedio all'ingiustizia e ai fanatismi, all'errore del fanatismo religioso cristiano che non ammette opinioni che non siano concordi ai suoi precetti.

"Siamo tutti impastati di debolezze ed errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze, ecco la prima legge della natura..." (dal Dizionario filosofico).
Voltaire si domanda perché è proprio la Chiesa cattolica, il cui precetto fondamentale è il perdono, sia stata storicamente dilaniata al suo stesso interno da divergenze che sfociarono persino nel sangue.

Perché la Chiesa aveva istituito il Santo Uffizio, l'Inquisizione, strumento tremendissimo in difesa dei suoi dogmi, per cui non esitò a bruciare coloro che si allontanarono dai suoi precetti con la morte sul rogo?Perché un'istituzione che ha come insegnamento la carità e l'amore verso il prossimo ha commesso così gravi ingiustizie? Perché gli atti della Chiesa si discostano così enormemente dall'insegnamento originario di Gesù?
E' in questa mancanza di tolleranza, di un'etica guidata non dall'idea universale del bene ma dalla difesa a priori del dogma che Voltaire vede una contraddizione insanabile tra ragione e fanatismo.
Il libro
Jean Calas era un commerciante ugonotto di Tolosa. Fu accusato ingiustamente di aver assassinato suo figlio che, in realtà, si era impiccato. Venne condannato a morte e ucciso nel 1761. Voltaire, su sollecitazione della vedova Calas, prese pubblicamente le difese del commerciante e scaten" una campagna per la sua riabilitazione, denunciando la vera natura della condanna: motivi di intolleranza religiosa. Il Trattato sulla tolleranza (1763), che prende spunto da questa vicenda, è un vero e proprio "manifesto" per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. E' un'opera che dà il via al periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese.


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Analisi, confronto e anceh una breve recensione in un inico testo, può andare ely ?

Arsenio

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Messaggioda ely » 27 ago 2008, 18:08

grazie mille!!!
domani rielaboro e vedo ke relazione viene ihihihihi
grazie ankora

ely

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Messaggioda Arsenio » 27 ago 2008, 19:31

Ottimo

fammi sapere :wink:

Arsenio

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