Promessi Sposi Help!

Messaggioda Manfre9112 » 3 dic 2008, 16:35

Mi aiutate a rispondere a queste domande inerenti al 4° capitolo dei promessi sposi?
1- La vicenda del giovane Lodovico è preceduta da alcuni cenni a quella del padre:prova a spiegare perchè.
2- Quali sono i motivi per cui Lodovco avverte attrazione e allo stesso tempo ripulsa verso la classe signorile?
3- Quali sono le reazioni della folla dopo la tragica conclusione del duello?Ritieni che si possa individuare una opinione del Manzoni nei confronti della massa?
4- Riprendi le parti in cui il narratore descrive l'aspetto fisico di padre Cristoforo e spiega cosa esse facciano capire del personaggio.
5- Prova a individuare quali sono le costanti della personalità di fra Cristoforo,pur nei cambiamenti che il personaggio subisce a casusa degli eventi da lui vissuti.
6- Alla fine della digressione sulla sua vita,quali sono le caratteristiche definitive della personalità di padre Cristoforo?

Grazie in anticipo ciao!

Manfre9112

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Risposte:

Messaggioda giuliaciti » 3 dic 2008, 21:16

questo è tutto quello che ho trovato, guarda se trovi ciò che ti serve...


Riassunto:
Il capitolo si apre con la descrizione del cammino di Fra Cristoforo dal convento del paese di Pescarenico, un piccolo villaggio di pescatori nei pressi di Lecco, alla volta della casa di Lucia. Sebbene il paesaggio autunnale sia splendido, il cammino del frate verso casa di Lucia è rattristato dalle immagini di miseria che si vedono ovunque: persone smunte, animali smagriti dalla fame, mendicanti laceri.
L’Autore, sulla scia della descrizione d’ambiente che ci lascia intravedere, materializzandolo, l’animo di Fra Cristoforo, ci fornisce anche una sua descrizione fisica. Fra Cristoforo è uomo vicino ai 60 anni, dalla lunga barba bianca, umile ma fiero al tempo stesso, con due occhi vivacissimi.
Il Manzoni s’inoltra dunque in una digressione sul passato del frate. Lodovico (questo è il nome di fra Cristoforo prima di prendere i voti), figlio di un ricco mercante con ambizioni da nobile, viene educato in maniera aristocratica. Non essendo però accettato nella cerchia dei nobili, il giovane inizia, quasi per vendetta, a difendere gli umili contro i signorotti prepotenti.
Un giorno per strada, scoppia una disputa per futili motivi tra Lodovico ed un nobile arrogante. Nel corso della disputa che ne segue, il giovane, vedendo gravemente ferito Cristoforo, il suo più fedele servitore, uccide il signorotto. Lodovico viene condotto dalla folla nel vicino convento dei frati cappuccini, affinché possa trovar riparo dalla vendetta dei parenti dell'ucciso. Questi intanto circondano il convento al fine di colpire l'uccisore alla sua uscita. Durante la sua permanenza in convento Lodovico matura la decisione di farsi frate. Dona tutti i suoi beni alla famiglia del servo Cristoforo che era morto per lui e assume il nome di fra Cristoforo. Intanto il padre guardiano del convento convince il fratello del nobile ucciso ad accettare come rivalsa la scelta monacale di Lodovico. Prima di partire per il luogo del suo noviziato, fra Cristoforo chiede ed ottiene di domandare scusa alla famiglia dell'ucciso.
In casa del nobile vengono convocati tutti i parenti per assaporare la vendetta, ma con il suo contegno umile, fra Cristoforo ottiene un sincero perdono da tutti e induce i presenti a mitigare la loro superbia. Quale segno di riconciliazione il fratello dell'ucciso dona un pane al frate; questi, mangiatane una metà, conserverà il resto quale ricordo dell'accaduto. Oltre a predicare e assistere i moribondi, fra Cristoforo opera per rimuovere le ingiustizie e per difendere gli oppressi.
Riprende intanto la narrazione, e il frate, giunto alla casa di Lucia e Agnese, viene accolto con gioia dalle due donne.

Spazio e tempo:
gli ambienti di questo capitolo sono quasi tutti ambienti esterni, inizialmente vi è la lunga descrizione che il Manzoni fa della natura che circonda fra Cristoforo, dopodiché si passa ai luoghi del duello quando fra Cristoforo era ancora Lodovico; poi vi è un luogo chiuso, rappresentato dal convento e da questo si passa alla casa della famiglia dell'ucciso. Il tempo del racconto è uguale a quello della storia poiché dalla passeggiata di fra Cristoforo tutto viene descritto in un lungo flashback mentre la narrazione si blocca; è solo nelle ultime poche righe che riprende la narrazione, quando Manzoni ci informa che nel frattempo Fra Cristoforo era arrivato alla casa di Lucia; questo: ‘intanto’ sottolinea la veridicità che il narratore vuole attribuire al romanzo.
Marche temporali: ‘autunno’ (v.10);
‘andava un giorno per una strada della sua città’ (v.117)
‘venga domani’ (v.293)
‘A mezzogiorno’ (v.300).

Personaggi:
Fra Cristoforo-Lodovico: questo personaggio è unico, egli rappresenta contemporaneamente due uomini appartenenti a due diverse classi sociali, diversi modi di vivere e di comportamento; quando egli era ancora il figlio del mercante, Lodovico, caratterizzazione sociale: ‘..ricco e giovinetto. Lodovico aveva contratti abitudini signorili; egli adulatori, tra i quali era cresciuto, l'avevano avvezzato ad essere trattato con molto rispetto. Ma, quando volle immischiarsi coi principali della sua città trovò un far ben diverso da quello cui era accostumato; e vide che, a voler essere della loro compagnia, come avrebbe desiderato, gli conveniva fare una nuova scuola di pazienza e di sottomissione, sta sempre di sotto, e ingozzarne una, ogni momento. Una tal maniera di vivere non s'accordava, né coll'educazione, né con la natura di Lodovico. S'allontanò da essi indispettito.’ Questa scoperta di come i nobili erano veramente portò al Lodovico a soccorrere tutti coloro che avessero bisogno, senza pensare i rischi che così correva. E fu proprio questo uno dei motivi per cui Lodovico si trova ad affrontare un aristocratico della sua città, e da questo incontro Lodovico capì che quella vocazione che sentiva già da tempo che pensava essere l'unica soluzione, era proprio ciò che doveva fare nella sua vita poiché da quella posizione poteva difender i poveri e gli oppressi con più tenacia senza suscitare l'ira degli aristocratici.
Da qui nacque Fra Cristoforo, poiché Lodovico si fece chiamare Cristoforo per ricordare sempre l’amico e ciò che egli aveva fatto per lui.
Caratterizzazione fisica: ‘il padre Cristoforo da *** era un uomo più vicino ai 60 che ai cinquant'anni. Il suo capo raso, salvo la piccola corona di capelli, che vi girava intorno, secondo il rito da, s'alzava di tempo in tempo, con un movimento che lasciava trasparire un non so che d'altero e di inquieto; e subito s'abbassava, per riflessione d'umiltà. La barba bianca e lunga, che gli copriva le guance il mento, faceva ancor risaltare le forme rilevate della parte superiore del volto, alle quali l'astinenza, già da gran tempo abituale, aveva assai più aggiunto di gravità del caso d'espressione. Due occhi incavati eran perlo più chianti a terra, ma talvolta sfolgoravano, con vivacità repentina; come dei cavalli bizzarri come chiamando al cocchiere, col quale sanno, per esperienza, che non si può vincerla, pure fanno, di tempo in tempo, qualche sgambetto che scontano subito, con una buona tirata di morso.”
Caratterizzazione sociale: “il padre Cristoforo non era sempre stato così, ne era stato sempre Cristoforo: il suo nome di battesimo era Lodovico. Era figliuolo del mercante di *** che, ne’ sono gli ultimi anni, trovandosi assai fornito di vini, e con quell'unico figliuolo, aveva rinunziato al traffico, e s'era dato vivere da signore.”
Caratterizzazione psicologica: “nel suo nuovo ozio, come già entrando in corpo una gran vergogna di tutto quel tempo che aveva speso fa qualcosa in questo mondo. Predominato da una tal fantasia, studiava tutte le maniere di far dimenticare che era stato mercante: avrebbe voluto poterlo dimenticare anche lui. Ma il fondaco, le balle, il libro, il braccio, gli compariva sempre nella memoria, come l'ombra di Banco a Macbeth, anche tra la ombra delle mense, il sorriso dei parassiti. E non si potrebbe dire la cura che dovevano avere quei poveretti, per schivare ogni parola che potesse parere allusiva all’antica condizione del convitante.” “Per acquietare, o per esercitare tutte queste passioni in una volta, prendeva volentieri le parti un debole sopraffatto, si piccava di farci stare un soverchiatore, s’intrometteva in una briga, se ne tirava addosso un'altra; tanto che, a poco a poco, venne costituirsi come un protettore degli oppressi, vendicatore dei torti.”
Cristoforo: servo e amico fidato di Lodovico che dette la vita per il suo padrone e per il quale Lodovico fu pronto ad uccidere; caratterizzazione psicologica: “Cristoforo vedendo il suo padrone estremo pericolo, andò col pugnale dal suo signore. Questo, rivolto trasparire contro di lui, lo passò con la spada. Caratterizzazione sociale: “un tal Cristoforo, tre volte giovine di bottiglia e, dopo chi usa questa, diventato maestro di casa. Affezionato dalla gioventù Lodovico, che aveva veduto nascere, e che tra salario e regali, gli davano solo del vivere, ma di che mantenere tirata su una numerosa famiglia”; fisica: “l'uomo di circa cinquant'anni”.
Famiglia dell’ucciso: caratterizzata non dal dolore per la morte, ma dal puntiglio che devono riscattare, per vendicare con le armi la morte del congiunto, orgoglio della classe ferita ma non dei sentimenti, il 600 è completamente vuoto di sentimenti.
Padre guardiano: il padre a capo dei cappuccini del convento, si presenta come un diplomatico, politico che per ottenere ciò che vuole e per non contraddire chi potrebbe innescare uno scandalo, si dimostra consenziente: ‘e il cappuccino qualunque cosa ne pensasse, non disse di no’.
Folla : in questo capitolo per la prima volta viene presentata la folla, essa è presentata positivamente, difatti viene sottolineato l'anima genuina del popolo che ha il concetto di giustizia salvando qui Lodovico da una morte che senza di essa si sarebbe rivelata ovvia. Essa è anche curiosa perché quando Lodovico si ritira nel convento per cercare aiuto il Manzoni dice: ‘gli accessi e contorni del convento formicolavano di popolo curioso: ma, giunta la sbirraglia, fece smaltire la folla, e si spostò a una certa distanza dalla porta, in modo però che nessuno potesse uscirne inosservato.'


Temi:
in questo capitolo sono presenti numerosi temi: la morte, la carestia, la natura lieta, l'uomo sofferente, la violenza del 600 e i falsi valori di esso, il puntiglio e l'orgoglio.
La morte-carestia: ‘alcuni andavano gettando le loro semente, rade, con risparmio, e a malincuore, come arrischia cosa che troppo gli preme; altri spingevano la vanga come stento, e rovesciavano svogliatamente la zolla. La fanciulla scarna, tenendo per la corda al pascolo la vaccherella magra stecchita, guardava innanzi, e si chinava in fretta, a rubarle, per cibo della famiglia, qualche erba, di cui la fame aveva insegnato che anche gli uomini potevano vivere.’
La natura lieta: ‘un venticello d'autunno, staccando dai rami le foglie appassite del gelso, le portava cadere, qualche passo distante dall'albero. E a destra e a sinistra, nelle vigne, sui tralci ancor tesi, brillava nel foglie rosseggianti a varie tinte; e la terra lavorata di fresco, spiccava bruna e distinta nei campi di stoppie biancastra e luccicanti dalla guazza. La scena era lieta’
L’uomo sofferente: ‘ma ogni figura d'uomo che vi apparisse, rattristava lo sguardo il pensiero. Ogni tanto, s'incontravano mendichi e macilenti, ho invecchiati nel mestiere, o spinti allora dalla necessità a tendere la mano.’
La violenza e i falsi valori del 600: ‘sentiva un orrore spontaneo e sincero per le angherie e i soprusi: orrore reso ancor più vivo in lui dalla qualità delle persone che più ne commettevano alla giornata; che erano appunto coloro coi quali aveva più di quella ruggine.’
Il puntiglio: ‘ la presenza di quegli spettatori animava sempre più il puntiglio dei contendenti.’

Registri linguistici:
in questo capitolo, come nei precedenti, sono presenti diversi registri che stanno a sottolineare come il narratore consideri diversamente i vari argomenti che vengono trattati; inizialmente vi è un registro formale e ricercato utilizzato per descrivere la bellezza della natura in tutte i suoi aspetti; è formale anche quando il narratore esprime la sua opinione su ciò che è accaduto nel cambiamento di umore del fratello dell’ucciso; mentre in altri momenti vi è un registro informale come quando vengono riportate le opinioni della folla.
Figure retoriche : ‘rovesciavano svogliatamente la zolla’ metonimia (v.24)
‘come due cavalli bizzarri, condotti a mano da un cocchiere, col quale sanno, per esperienza, che non si può vincerla, pure fanno, di tempo in tempo, qualche sgambetto, che scontan subito, con una buona tirata di morso’ similitudine (v.43-44-45-46)
‘come l’ombra di Banco a Macbeth’ similitudine (v.55)
‘il più onesto mangiatore del mondo’ antifrasi (v.62)
‘cordiale nemico’ antifrasi (v.125)

Commento personale:
questo capitolo mi ha affascinata perché partendo dal contrasto tra la natura lieta e i dolori dell’uomo il narratore ha raffigurato fra Cristoforo, unico e indiscusso protagonista del capitolo, e tutto ciò che si cela dietro la sua aria di onesto frate che si impegna affinché esista un mondo più nitido e sincero.

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Fra Cristoforo esce dal convento del paese di Pescarenico, un piccolo villaggio di pescatori nei pressi di Lecco. Sebbene il paesaggio autunnale sia splendido, il cammino del frate verso casa di Lucia è rattristato dalle immagini di miseria che si vedono ovunque: persone smunte, animali smagriti dalla fame, mendicanti laceri. Fra Cristoforo è un uomo vicino ai 60 anni, dalla lunga barba bianca, umile ma fiero al tempo stesso, con due occhi vivacissimi. Lodovico (questo è il nome di fra Cristoforo prima di prendere i voti), figlio di un ricco mercante con ambizioni da nobile, viene educato in maniera aristocratica. Non essendo però accettato nella cerchia dei nobili, il giovane inizia, quasi per vendetta, a difendere gli umili contro i signorotti prepotenti. Un giorno per strada, scoppia una disputa per futili motivi tra Lodovico ed un nobile arrogante. Nel corso della disputa che ne segue, il giovane, vedendo gravemente ferito Cristoforo, il suo più fedele servitore, uccide il signorotto. Lodovico viene condotto dalla folla nel vicino convento dei frati cappuccini, affinché possa trovare riparo dalla vendetta dei parenti dell'ucciso. Questi intanto circondano il convento al fine di colpire l'uccisore alla sua uscita. Durante la sua permanenza in convento Lodovico matura la decisione di farsi frate. Dona tutti i suoi beni alla famiglia del servo Cristoforo che era morto per lui e assume il nome di fra Cristoforo. Intanto il padre guardiano del convento convince il fratello del nobile ucciso ad accettare come rivalsa la scelta monacale di Lodovico. Prima di partire per il luogo del suo noviziato, fra Cristoforo chiede ed ottiene di domandare scusa alla famiglia dell'ucciso. In casa del nobile vengono convocati tutti i parenti per assaporare la vendetta, ma con il suo contegno umile, fra Cristoforo ottiene un sincero perdono da tutti e induce i presenti a mitigare la loro superbia. Quale segno di riconciliazione il fratello dell'ucciso dona un pane al frate; questi, mangiatane una metà, conserverà il resto quale ricordo dell'accaduto. Oltre a predicare e assistere i moribondi, fra Cristoforo opera per rimuovere le ingiustizie e per difendere gli oppressi. Intanto il frate, giunto alla casa di Lucia e Agnese, viene accolto con gioia dalle due donne.

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