stoicismo e epicureismo

Messaggioda autos » 16 ott 2012, 17:58

STOICISMO:
Lo stoicismo è una corrente filosofica e spirituale fondata nel 308 a.C. ad Atene da Zenone di Cizio, con un forte orientamento etico. Tale filosofia prende il suo nome dal portico dipinto (in greco στοὰ ποικίλη, pron. stoà poikíle) dove Zenone di Cizio impartiva le sue lezioni. Gli stoici sostennero le virtù dell'autocontrollo e del distacco dalle cose terrene, portate all'estremo nell'ideale dell'atarassia, come mezzi per raggiungere l'integrità morale e intellettuale. Nell'ideale stoico, è il dominio sulle passioni che permette allo spirito il raggiungimento della saggezza. Riuscire è un compito individuale, e parte dalla capacità del saggio di disfarsi delle idee e influenze che la società nella quale vive gli ha inculcato. Tuttavia lo stoico non disprezza la compagnia degli altri uomini, e l'aiuto ai più bisognosi è una pratica raccomandata.

Tra gli stoici più importanti troviamo numerosi filosofi e uomini di stato greci e romani. Il disprezzo per le ricchezze e la gloria mondana la resero una filosofia adottata sia da imperatori (come Marco Aurelio nei suoi Colloqui con se stesso) che da schiavi (come Epitteto). Cleante, Crisippo, Seneca, Catone, Anneo Cornuto e Persio furono personalità importanti della scuola stoica.

Lo stoicismo nasce ad Atene dove Zenone di Cizio impartiva le sue lezioni, nella zona del portico affrescato dell'agorà (la Stoà Pecile), da cui, come abbiamo detto, questa corrente di pensiero prende il nome. Le lezioni si tenevano sotto questi portici dipiniti, poiché Zenone, non essendo originario di Atene, non aveva la possibilità di possedere una propria abitazione. La fase originaria di tale scuola di pensiero è detta Stoicismo antico.

Più tardi, a partire dall'introduzione di questa dottrina a Roma da parte di Panezio di Rodi, ha inizio il periodo dello Stoicismo medio. Si differenzia dal precedente per il suo carattere eclettico, in quanto influenzato sia dal platonismo che dall'aristotelismo e dall'epicureismo.

Infine, abbiamo il cosiddetto Stoicismo nuovo o romano, che abbandona la tendenza eclettica cercando di tornare alle origini.

Nei tempi contemporanei invece, una sottile e labile forma, intesa come tentativo di ritorno agli albori dell'età latina, si formò nelle menti di Mario Petillo e David Vanja Kovac col tentativo di uniformare una società prossima al malanno, inculcando alle persone, in un momento di grave mancanza di valori, una filosofia di vita ben più aurea, quale lo Stoicismo.

EPICUREISMO:
Il termine epicureismo ha nella storiografia filosofica due significati sovrapponibili ma non coincidenti. Da un lato esso sta ad indicare "la filosofia originaria di Epicuro", da un altro "la storia dei pensatori che, dalla sua enunciazione dal IV secolo a.C. al presente, si sono rifatti ad Epicuro". In altre parole, nel primo significa "il pensiero di Epicuro", nel secondo "la storia del pensiero dei seguaci di Epicuro", ed è questo il significato prevalente.

L'epicureismo, o filosofia del "giardino" è la dottrina filosofica di Epicuro. Il secondo nome deriva dal luogo, una casa con giardino appena fuori da Atene, dove egli dal 306 a.C. impartiva lezioni ai suoi discepoli. La sua filosofia si basa sull'atomismo pur discostandosi da Democrito e sull'eudaimonismo intendendo con ciò la ricerca del piacere in modo diverso da come la concepiva Aristippo, allievo di Socrate.

Egli riprende la teoria degli atomi traendone conclusioni di tipo etico capaci di liberare l'uomo da alcune delle sue paure primordiali, come quella della morte. Ritiene che il criterio della verità sia la conoscenza sensibile, ovvero solo i sensi sono veri ed infallibili. Grazie alle impronte che le cose sensibili lasciano nell'anima l'uomo è in grado di formulare dei pregiudizi che però non sempre corrispondono alla verità.



Epicuro : "Vuoto è l'argomento del filosofo che
non dà sollievo all'umana sofferenza".
Scrupolo di Epicuro è attenersi il più possibile all'evidenza originaria delle cose, poiché è nell'evidenza che si mostra la verità. Epicuro ritiene quindi di individuare negli uomini due stati d'animo innegabili e originariamente irriducibili: il piacere e il dolore. Per Epicuro la vera felicità non consiste nel piacere dei dissoluti. Come già per Socrate, Epicuro afferma che un piacere che conduce a successivi affanni non può dirsi vero piacere. Il vero piacere è un piacere che è già compiuto in sé, che non si incrementa e non decresce, resta stabile, perché rappresenta la perfezione. A questo tipo di piacere si arriva per sottrazione del dolore: il vero piacere è quindi assenza di dolore fisico che spirituale. L'uomo è destinato a provare dolore se non conosce la verità, e la verità si rispecchia nel saper distinguere il vero piacere dal piacere dei dissoluti. La filosofia epicurea si costituisce come vero "farmaco" per l'anima . Epicuro stila dunque una lista di quattro regole auree per la serenità dell'animo, il tetrafarmakon (altrimenti detto "quadrifarmaco"):
1. Se anche gli dei esistono, non si interessano comunque delle vicende umane;
2. Essendo disgregazione degli atomi del corpo, e quindi assenza di percezione, la morte, in sé, non costituisce dolore;
3. Il piacere è accessibile a tutti;
4. Se un dolore è acuto, allora conduce presto alla morte (che è assenza di percezione e quindi di dolore), se è breve, è sopportabile. L'amicizia. "Di tutti i beni che la saggezza procura per la completa felicità della vita il più grande di tutti è l'acquisto dell'amicizia." La libertà. L'uomo libero è già a un passo dalla vera felicità, l'uomo che si libera dalle opinioni altrui lo è ancora di più. Si è già visto come per Epicuro la libertà dal volere degli dei sia già di conforto, a maggior ragione la libertà dell'uomo di fronte al proprio destino o a qualsiasi destino imposto da altri uomini è motivo di felicità e di piacere.
Il pensiero, la parola e la scrittura consolatoria. La comunità epicurea era votata alla discussione dei problemi e alla riflessione. Molti degli amici di Epicuro erano scrittori e poeti. Epicuro amava discutere ed esaminare le proprie ansie legate al possesso del denaro, alle preoccupazioni legate alla salute, alla morte e all'aldilà. Discutere razionalmente della morte avrebbe aiutato, secondo il filosofo, ad alleviarne la paura. L'analisi lucida delle ansie e delle paure, sia per mezzo della discussione che della scrittura, se non è un rimedio assoluto, è tuttavia una consolazione, cosa che, a fini pratici, è tutt'altro che da sottovalutare.
"Ciò che al presente non ci turba, stoltamente ci addolora quanto è atteso". Questa frase riassume bene l'atteggiamento filosofico di Epicuro: la vita è pratica di felicità, non conviene pensare a ciò che potrà accadere in futuro se questo implica la rovina della propria serenità presente.
- Gli stoici : Lo stoicismo è un vasto movimento filosofico fondato da Zenone di Cizio. tutto è sorretto dalla ragione. Per gli stoici, contrariamente a quanto sostenuto dagli epicurei, nel cosmo non vi è nulla di casuale ma tutto è sorretto da una legge razionale che essi chiamano logos, recuperando l'antico termine eracliteo. Il logos determina ogni aspetto della realtà in modo necessario, per cui ogni cosa accade nell'unico modo in cui sarebbe potuta accadere. Per gli stoici la pronoia determina ogni evento, per cui ogni aspetto dell'esistenza è fato, è destino . Se ogni aspetto è già determinato nel disegno del fato, allora la libertà dell'uomo è solo apparente. L'unica libertà che è concessa all'uomo è allora quella di non contrastare il destino e seguire il suo volere. Il saggio deve astenersi delle passioni, egli deve contemplare il mondo con distacco, come se assistesse ad una rappresentazione sulla quale non può intervenire. Il destino degli uomini è infatti già deciso dal logos, ragion per cui ogni cosa accade indipendentemente dal "disturbo" operato delle passioni. Le quattro virtù fondamentali per gli stoici sono la saggezza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Molto importante nello stoicismo è poi il precetto dell'impegno civile (molti stoici romani erano personalità politiche di spicco, a partire da Seneca, per non parlare dall'Imperatore Marco Aurelio). Se l'uomo non può lottare contro il proprio destino, è altresì vero che il buon stoico ha il dovere di diffondere i precetti della sua dottrina a quanti più uomini possibili, in modo da armonizzare le azioni degli uomini al volere del fato e renderli più forti di fronte ai colpi della sorte. Se per gli stoici ogni aspetto del cosmo è di per sé razionale, ogni avvenimento temporale accade secondo un ordine preciso e determinato, il quale è destinato a ripetersi eternamente identico a se stesso.

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Messaggioda giada » 17 ott 2012, 14:27

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