Recensione di "La vacanza" di Dacia Maraini

Messaggioda antonioaventaggiato9494 » 19 ott 2012, 18:51

“La vacanza” di Dacia Maraini è uno di quei romanzi, inizialmente poco considerati da lettori e da critica, che acquistano, col tempo, l’autorità che spetta a opere di un certo livello. Dell’autrice sono menzionate maggiormente altre pubblicazioni, come "La lunga vita di Marianna Ucrìa".


“La vacanza”, romanzo d’esordio di Dacia Maraini e opera le cui caratteristiche riprenderà “L’età del malessere”, rappresenta un occhio critico e distaccato verso un tema fortemente approfondito dall’autrice: la gioventù nella fase dell’adolescenza. Similmente a un altro romanzo, “Agostino” di Alberto Moravia, riesce a rendere bene l’idea della torbidità di certi periodi dell’esistenza e degli effetti che essi producono. I cambiamenti, psicologici e fisici; la voglia di arrivare a far parte del mondo; il senso di straniamento e di bruttezza che la realtà intorno produce; la presenza costante dell’eros e dell’amore fisico (che impregnano completamente, un po’ di nascosto, sia la trama sia i pensieri e le vicende di tutti i personaggi, adolescenti e non, della storia): sono tutti “episodi” con cui i personaggi della Maraini si confrontano, sempre divisi, con costanza, tra ciò che vorrebbero e la brutalità di ciò che hanno.


Anna, la protagonista de “La vacanza”, è una ragazza che, insieme al fratello minore Giovanni, passa una “vacanza” speciale al mare durante l’estate del 1943: il padre Aldo, infatti, per timore dei bombardamenti degli Alleti sopra Roma, porta i due figli e la fidanzata Nina a vivere sul litorale romano, “dove non bombardano”. Ed è proprio l’adolescente Anna la lente d’ingrandimento con cui la scrittrice analizza con sobrietà ciò che scaturisce dalla realtà intorno: lo sbando evidente della società fascista (che manda il giovane Armando, amico di Anna, e tutta la “classe del ‘25” a morire tra le truppe di Salò), la povertà nella periferia romana, il mondo della pedofilia, l’arroganza di una certa borghesia (come la famiglia Pompei, vicini di casa di Anna e datori di lavoro di suo padre), restia dal voler perdere i propri privilegi e legata a valori ipocriti e vuoti. Viene così presentata al lettore una storia fatta di elementi reali, accompagnati però dai giudizi che la giovane Anna crea su di essi, nonostante l’incapacità in fondo di trovare una chiave di lettura per se del mondo, distratta e stranita com’è dai suoi sentimenti di quindicenne e da ciò che gli accade intorno. La storia, che si apre con l’uscita dei due fratellini dal collegio cattolico a cui il padre li ha affidati durante i mesi invernali, finisce proprio con il ritorno, alla fine dell’estate e , metaforicamente, anche alla fine della dittatura fascista, all’odiato collegio, “ritrovo” di suore bigotte e di bambini costretti a pregare. Un libro assolutamente da leggere, che senza nessuna censura (in pieno stile Maraini) mostra uno spaccato della nostra storia più recente, includendoci però con abilità le riflessioni di una bambina che sta per diventare donna, persa nel mondo che la circonda e senza quei punti di riferimento di cui è in costante ricerca.

antonioaventaggiato9494

nuovo iscritto
nuovo iscritto
 
Risposte:

Messaggioda giada » 21 ott 2012, 9:12

hai guadagnato 1 credito

giada

Site Admin
Site Admin
 

Torna a Temi, analisi poesie, Appunti scuola

release check: 2020-06-25 12:23:21 - flow version _RPTC_G1.1