Il feudalesimo

Messaggioda Angt33 » 23 ott 2012, 15:08

Il feudalesimo
 Il feudalesimo è un fenomeno politico, economico e sociale tipico del Medioevo. Troviamo protomi del feudalesimo anche nelle ville romane del III e IV secolo, che dominavano i territori circostanti grazie alla sempre minore autorità dell’impero di Roma. Questa organizzazione si rafforzò in alcune zone con la caduta dell’impero romano. In Italia, ad esempio, le ville romane vennero per così dire prese in gestione dai longobardi invasori.
Con Carlo Magno si ha l’inizio del feudalesimo vero e proprio, perché lui organizza il suo impero spartendolo tra i suoi compagni di guerra. Il Sacro Romano Impero era diviso in contee e marche, ognuna rispettivamente donata a conti e marchesi. Queste persone avevano ricevuto questo beneficio dal sovrano, ovvero potevano sfruttare quelle terre in cambio di fedeltà e appoggio militare in caso di guerra. Questo beneficio era però revocabile, quindi alla morte dei feudatari il feudo tornava nelle mani di chi lo aveva concesso. Questa era la teoria, in pratica andò molto diversamente, perché finché ci fu Carlo Magno la sua autorità teneva legati al potere centrale i feudatari, ma con i suoi successori e la divisione dell’impero i grandi feudatari ottennero un potere sempre maggiore e cominciarono a trasmettere i loro possedimenti ereditariamente. Allo stesso momento essi cominciarono a suddividere i loro feudi dando il beneficio ad altri, i vassalli che a loro volta se il feudo era abbastanza grande lo concedevano ai valvassori, e questi ai valvassini. Nell’877 con il capitolare di Quierzy i feudi maggiori divennero ereditari, seguiti da quelli minori nel 1037 con la Constitutio de feudis. Quindi ci fu una suddivisione notevole del potere, che rese ancora più statica e frastagliata questa società. Le invasioni barbariche peggiorarono la situazione: infatti per difendersi i signori costruirono castelli sempre più simili a fortezze e organizzarono possenti eserciti (questo fenomeno viene chiamato incastellamento). Ma per affermare anche il loro potere su un altro feudatario, essi non esitavano a muovere guerra, che in genere si concludeva con un assedio, distruggendo il contado del feudo e quindi la sua economia. Quindi guerre interne, invasioni esterne e frammentazione del potere concorsero a formare la società feudale come la conosciamo, che toccherà il suo apice dopo l’anno mille.

La società feudale dell’alto Medioevo

* Nella parte più bassa di questa piramide troviamo i poveri, che erano oggetto delle elemosine che si dovevano prestare nel Medioevo. Nella rappresentazione del mito del buon governo, all’immagine di nobili e ricchi borghesi si contrappone quella dei nulla tenenti al bordo della strada.
* I servitori anche erano nella stessa infima condizione dei servi, con l’unica differenza che il loro duro lavoro non era poi ricompensato da una paga equa, per cui erano ridotti quasi nella stessa condizione dei poveri.
* I servi della gleba erano dei contadini che erano legati a vita al lavoro della terra e i loro figli erano costretti a praticare il loro stesso mestiere. Questa norma era stata istituita per la mancanza di manodopera terriera, per cui i signori avevano sentito il bisogno di tutelarsi e di impedire ogni qualsiasi fuga da questa infima categoria. Infatti questi non si potevano affrancare, la terra che coltivavano era di proprietà del signore, era costretti a lavorare un certo numero di giorni presso le terre direttamente gestite dal feudatario (corvées) e spesso la scarsità del raccolto e le tasse da versare al signore (le decima del raccolto e così via).
* I pochi uomini liberi era costituita da quei piccoli artigiani, molto ricercati dai signori, che lavoravano presso il castello nel feudo per renderlo indipendente, infatti esso disponeva delle materie prime ma non di chi potesse lavorarla. Perciò i feudatari gli diedero la possibilità di lavorare all’interno del castello e di vivere nel borgo attorno al castello in cambio di protezione. Questi piccoli artigiani commerciavano sia con il basso, ovvero con in servi della gleba oppure con il feudatario, sicuramente con lui barattavano appunto la protezione in cambio di lavoro.
* I piccoli feudatari a questa categoria appartenevano tutti i feudatari minori che godevano dei privilegi feudali ma erano sottoposti all’autorità di quelli maggiori.
* I grandi feudatari erano quei signori che possedevano feudi tanto grandi che a volte erano per estensione più importanti rispetto a quelli posseduti dal re stesso. A loro volta essi concedevano queste terre in “subappalto” a vassalli/valvassori/valvassini, ai piccoli feudatari, ricreando spesso una situazione interna al feudo simile a quella della nazione, con un potere centrale poco ascoltato e tanti feudatari che operano a loro piacimento. In alcuni casi (guarda i feudatari di Baviera e Sassonia nel Sacro Romano Impero di nazione germanica) questi così potenti da poter influenzare la scelta del sovrano e da legittimare il suo potere
* Il Clero gentilizio era formato dagli alti quadri della Chiesa che avevano associati dei feudi. Ad ogni diocesi o ad alcuni importanti monasteri erano assoggettate delle terre. Per questo motivo la carriera ecclesiastica era molto, perché permetteva di vivere da nobili senza esserlo.
* Il papa era quella persona che era a capo della Chiesa e che quindi aveva a disposizione sia il potere spirituale, visto il suo ruolo di capo della comunità dei Cristiani, sia quello temporale, visti gli enormi possedimenti della Chiesa e uno stato di cui era al comando, formato dai territori dell’Italia centrale.
* L’imperatore o il re erano i capi politici di una nazione e per questo motivo essi avevano bisogno di legittimare il loro potere, perché da che mondo è mondo chi comanda ha bisogno comunque di una qualsiasi motivazione per giustificare il suo comando. Mentre oggi tale legittimazione avviene con i voti del popolo per quanto riguarda i capi degli stati democratici, allora non era propriamente così.

* Il problema della legittimazione: i capi politici, infatti, potevano giustificare il loro potere solamente ricorrendo a Dio, dato che nel Medioevo la religione era il motivo dominante della vita di ogni persona e ogni qualsiasi altra forma di legittimazione sarebbe stata poco robusta. Ricorrere invece a Dio era un sistema che permetteva la legittimazione senza ombra di dubbio o contestazione. Allora di diceva: “A deo rex, a rege lex”, cioè da Dio il potere del re, dal re poi le leggi. Quindi il potere politico aveva un carattere teocratico, cioè veniva da Dio (theos = dio + kratia = forza). Ma non era Dio che concedeva questo privilegio o che legittimava il re o l’imperatore, ma il Papa, cioè il suo rappresentante sulla terra. Quindi gli imperatori o i re potevano fregiarsi dell’approvazione divina solo se incoronati dal Papa. Fu così anche per Carlo Magno, che venne incoronato imperatore nella notte di Natale dell’800 da Papa Leone III. La sua famiglia, quella carolingia, non era una dinastia regnante da sempre, ma si era impossessata del potere per meriti militari scalzando i Merovingi, quindi avevano bisogno più che mai dell’approvazione papale per giustificare il loro potere. Da allora la chiesa ebbe sempre maggiori ingerenze nelle sfere del potere temporale, oltrepassando quello spirituale che gli era di competenza. Ottone I di Sassonia, imperatore del Sacro Romano Impero di nazione germanica, nel 962 istituì il Privilegio Ottoniano, che sanciva che il Papa doveva prestare fedeltà all’imperatore e che egli aveva diritto di veto sull’elezione del pontefice. Ma con la sua morte i papi presero sempre più potere finché Gregorio VII nel 1075 emanò il Dictatus papae, con il quale dichiarava l’infallibilità del Papa e la superiorità rispetto al potere temporale, causando poi alla guerra con l’imperatore Enrico IV di Franconia. Nel 1302 Bonifacio VIII in Una Sanctam, sosteneva che i poteri spirituali e temporali venivano da Dio affidati al Papa, che a sua volta delegava l’imperatore all’amministrazione dei beni. Nel XVI secolo la Chiesa rinunciò all’applicazione del potere teocratico temporale, optando per la possibilità di dare direttive all’autorità imperiale. Però per altri secoli i regnanti europei si serviranno della teocrazia per legittimare la loro sovranità.
Le caratteristiche fondamentali della società dell’Alto Medioevo
La società di questo periodo è arretrata dal punto di vista del commercio, infatti il denaro è un bene mobile scarsamente utilizzato, al suo posto negli scambi si ricorre al baratto, dato che i commerci avevano una gittata limitata visto che le strade erano insicure oltre che mal mantenute e il feudo aveva un’economia chiusa e autarchica, perciò gli scambi semmai avvenivano all’interno del feudo stesso. È una società la cui base economica è l’agricoltura, che ha uno scarso rendimento a causa dell’arretratezza tecnologica dei mezzi e delle tecniche utilizzate.
La struttura piramidale che organizzava le condizioni sociali era pressoché statica, tanto che Adalberone di Laon, un vescovo francese, diceva che le classi sociali erano tre, oratores, il clero, bellatores, i cavalieri, e i laboratores, cioè servi della gleba e servi presso le corti signorili. Non si potevano formare nuove classi e neanche si poteva elevare la propria posizione sociale, visto che ciò era visto come un affronto alla perfezione con cui Dio aveva organizzato quella società (tre erano le classi come tre era il numero delle persone della Trinità). C’era cioè chi doveva combattere, chi si occupava delle faccende spirituali, e la stragrande maggioranza della gente che doveva lavorare anche per questi altri due gruppi.

Angt33

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Messaggioda giada » 23 ott 2012, 17:51

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Messaggioda aleeeee bacucca » 7 dic 2012, 16:28

Il feudalesimo, detto anche "rete vassallatico-beneficiaria", era un sistema politico prima che sociale che si affermò nell'Europa occidentale con l'Impero Carolingio, IX secolo, fino alla nascita dei primi Stati nazionali, anche se i suoi strascichi si protrassero fino al XVIII secolo, agli albori dell'età contemporanea. In senso sociale ed economico fu un'evoluzione della società curtense.
Tra IX e X secolo l'Europa, che aveva conosciuto un momento di prosperità durante la nascita dell'Impero carolingio, era presto ripiombata nell'insicurezza e nella difficoltà causata dalla mancanza di un potere centrale, causata da una vera e propria destrutturazione dell'organizzazione regia carolingia, senza garanzia della salvaguardia dei cittadini, il tutto aggravato dalle nuove incursioni di normanni, saraceni e ungari.

In questo contesto nacque "dal basso" la richiesta di nuove strutture di potere che andassero a colmare spontaneamente quei vuoti di potere deferiti dalla lontana monarchia imperiale. Ne nacque così il fenomeno dell'incastellamento, con la costruzione di insediamenti fortificati da cinte murarie, dove era presente la dimora del signore locale ("mastio", "cassero" o torre), i magazzini delle derrate alimentari, degli strumenti di lavoro e delle armi, le abitazioni del personale e, attorno ad esso, le varie unità insediative e produttive. Le persone che gravitavano attorno al castello erano tutte legate da precisi rapporti di dipendenza al signore. La "castellania" era la circoscrizione attorno al castello, che si inquadrava a sua volta in unità giuridiche più vaste. Almeno in via teorica esisteva un sistema gerarchico piramidale che si ricollegava ai pubblici ufficiali che possedevano una signoria (duchi, marchesi e conti), che a loro volta dipendevano dal sovrano. Nella pratica sopravviveva anche la libertà personale e la proprietà privata diretta (l'"allodio"), anche se i liberi proprietari erano spesso portati a rinunciare al loro stato di rischiosa libertà in cambio di protezione.

Nell'847 il capitolare di Mersen invitava gli uomini liberi a scegliersi un capo tra gli uomini più potenti del territorio e mettersi sotto la sua protezione; e nel X secolo anche una norma del diritto anglosassone sanciva che l'uomo privo di un signore, se la famiglia non lo riconosceva come suo membro, era equiparato ad un fuorilegge. Questo provvedimento va inquadrato anche nel progetto di smilitarizzazione dei ceti più bassi. Nel mondo germanico infatti l'uomo libero era sinonimo di guerriero, per cui il diritto di possedere le armi, anche tra i più semplici contadini, era sinonimo di libertà e di rango. Con l'affinamento delle tecniche militari si procedette alla smilitarizzazione dei liberi di più bassa estrazione, obbligandoli a porsi sotto la protezione (e il controllo) dei signores.

Molto spesso la storiografia tradizionale ha tramandato il mondo feudale come gerarchico, dominato da una rigida piramide sociale in cui i vertici godono della sudditanza assoluta dei sottoposti. Questa rigida separazione in gradini sociali sarebbe stata indicata dai giuramenti vassallatici che ogni vassallo doveva prestare al proprio signore e, di conseguenza, avrebbe comportato che sulla vetta ci fosse un concessore di benefici (vedi il paragrafo a riguardo) e che a lui facessero capo tutte le altre figure. La tradizionale piramide modello del sistema è la seguente:

imperatore, re, papa, vescovo, conte, o comunque una carica di alto rango
vassalli
valvassori
(quella dell'esistenza di valvassini è un'invenzione storica ormai entrata nelle credenze comuni: in realtà dopo i valvassori c'erano i contadini liberi che per quest'uomo lavoravano . Il loro lavoro obbligatorio veniva chiamato "angaria", da cui l'italiano "angheria")
contadini liberi
servi della gleba
In realtà il sistema era più elastico e ogni livello era regolato dal medesimo rapporto di vassallaggio: poteva teoricamente avere un vassallo chiunque potesse permetterselo, dai sovrani, ai grandi signori, ai membri della piccola nobiltà fino anche ai modesti proprietari terrieri. Si poteva inoltre essere alternativamente dominus o vassus per benefici diversi.

Una piramide vera e propria si ebbe formalizzata solo nel corso del XII-XIII secolo, come si legge nei libri feudorum, redatti per regolare l'assetto giuridico del regno franco di Gerusalemme conquistato dopo la Prima crociata.

Nella realtà il sistema dei rapporti feudali era ben più complesso della piramide: si poteva essere sottoposti a più signori, con gravi difficoltà, per esempio, quando due o più di questi signori entravano in conflitto tra loro. Solo in epoca più tarda si diffuse il giuramento "ligio", cioè il riconoscimento di un legame prioritario con un determinato signore. Inoltre ai rapporti feudali andavano a sommarsi quelli di parentela e di eredità, complicando notevolmente la struttura sociale.

aleeeee bacucca

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Messaggioda giada » 8 dic 2012, 13:32

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