Riassunto su Ugo Foscolo

Messaggioda sonia lunari » 19 nov 2012, 15:30

Riassunto tratto dal libro di letteratura di G.Baldi e S.Russo

Le componenti classiche,preromantiche e illuministiche
Foscolo si forma nel solco del gusto Arcadico, ma presto i suoi orizzonti culturali si fanno più ampi, accogliendo suggestioni dei classici greci, latini, italiani e dai moderni Parini, Rousseau, Alfieri, Goethe, Mcpherson. Dall'illuminismo egli trae non solo l'egualitarismo, ma anche il materialismo, che lo porta a negare ogni forma di trascendenza. L'iniziale ottiminismo sulla naturale bontà dell'uomo, derivato da Rousseau, cede preste il posto ad una visione disincantata, influenzata dalle concezioni di Macchiavelli e Hobbes. Il pessimismo sulla natura dell'uomo e tuttavia mitigato dalla fiducia nel valore supremo della bellezza, che attraverso l'arte e la poesia svolge una fondamentale funzione civilizzatrice.
il materialismo
Dopo la delusione del trattato di Campoformio, con cui Venezia viene ceduta all’Austria da Napoleone, il poeta cade in un profondo pessimismo che lo porta ad abbracciare in un primo momento le dottrine materialistiche e meccanicistiche dell’Illuminismo, secondo le quali il mondo è fatto di materia sottoposta ad un processo incostante di trasformazione governato da leggi meccaniche. Da ciò deriva la negazione del trascendente dove il mondo è retto da cieche forze meccaniche. Pertanto egli considera l’uomo come prigioniero della natura e, che, con la morte avvenga l'annullamento totale dell'individuo. In un secondo momento Foscolo riesce a superare la filosofia materialistica da cui era partito,cercando di recuperare la dimensione ideale dell'esistenza sebbene egli non arriva mai ad allontanamento concreto dalle concezioni materialistiche.
La funzione della letteratura e delle arti
Un fondamentale valore che Foscolo propone è la bellezza, proveniente dalla letteratura e dalle arti. Esse hanno il compito di depurare l'animo dell'uomo dalle passioni che nascono dai conflitti della vita e di consolarlo dalle angosce e sofferenze della vita. Accanto a questo compito, la letteratura e alle arti, rasserenando e purificando l'animo dell'uomo, lo rendono più umano, lo allontanano dalla crudeltà che continua,dai tempi primitivi, a spingerlo alla violenza e alla guerra fratricida, inoltre esse gli insegnano il rispetto per gli altri uomini e la compassione per i deboli e i sofferenti. La letteratura e le arti hanno quindi per Foscolo un'importante funzione civilizzatrice. A ciò contribuisce anche il compito di tramandare le memorie in cui consiste l'anima di un popolo caratterizzata da individui che costituiscono una nazione. Ciò si collega con la funzione patriottica, necessaria per trasformare un popolo diviso e arretrato a causa di secoli di decadenza e servitù in una nazione civile e moderna.
Le Ultime lettere di Jacopo Ortis
La prima opera importante di Foscolo fu un romanzo, le Ultime lettere di Jacopo Ortis. Una prima redazione dell'Ortis fu parzialmente stampata dal giovane Foscolo a Bologna, nel 1798, ma restò interrotta a causa delle vicende belliche, che spinsero lo scrittore a combattere contro gli Austro-Russi. Lo stampatore, per poter vendere il libro, lo fece concludere da un certo Angelo Sassoli (che tenne però presenti materiali di Foscolo stesso). Il romanzo fu ripreso da Foscolo e pubblicato, con profondi mutamenti, nel 1802. Su di esso lo scrittore ritornò ancora, durante l'esilio, ristampandolo nel 1816 a Zurigo e nel 1817 a Londra, con ritocchi ed aggiunte. Esso è un romanzo epistolare, dove il racconto si costruisce attraverso una serie di lettere che il protagonista scrive all'amico Lorenzo Alderani . Il modello a cui Foscolo si rifà è I dolori del giovane Werther di Goethe, anche se non è da trascurare l’influsso della Nuova Eloisa di Rousseau.
ispirato al Werther è l'intreccio, un giovane che si suicida per amore di una donna già destinata come sposa ad un altro. Ma vicino a Goethe è anche il nucleo tematico profondo: la figura di un giovane intellettuale in conflitto con un contesto sociale in cui non può inserirsi. Goethe aveva colto questa situazione di conflitto tra intellettuale e società; ed aveva rappresentato il conflitto attraverso una vicenda privata e psicologica, sul terreno dei rapporti amorosi, nell'impossibilità, da parte del giovane protagonista, di avere una relazione con la donna amata e di concluderla con il matrimonio). Foscolo riprende questo nucleo tematico, sviluppandolo in relazione alle particolari caratteristiche del contesto italiano dei suoi anni.
La delusione storica
il conflitto sociale, che nel Werther si incentrava sui rapporti personali, qui si trasferisce su un piano politico. Ma sono i caratteri stessi del conflitto che si trasformano. Il dramma di Werther è quello di non potersi identificare con la sua classe di provenienza: la superiore sensibilità del giovane artista sono respinti dal mondo borghese, che si fonda sulla razionalità, sul calcolo, ; dall'altro lato, l'artista borghese è respinto anche dall'aristocrazia, che è ancora la classe dominante, chiusa ottusamente a difesa dei suoi privilegi di casta.
Diverso è il dramma di Jacopo che non sente soltanto l'urto contro assetto sociale che lo respinge,ma il senso angoscioso di una mancanza, il non avere una patria entro cui inserirsi. Il nucleo fondamentale è che il Werther fu scritto prima della Rivoluzione, l'Ortis dopo; dietro il giovane Werther c'è la Germania dell'assolutismo principesco, caratterizzata dal dominio dell'aristocrazia e da una borghesia vile; dietro il giovane Ortis c'è invece l'Italia dell'età napoleonica, con il delinearsi del nuovo regime oppressivo del "tiranno" straniero. In Werther c'è la disperazione che nasce dal sentire il bisogno di un mondo diverso, senza però intravedere alcuna possibilità concreta di una trasformazione profonda; in Jacopo c'è invece la disperazione che nasce dalla delusione rivoluzionaria, dal vedere tradite tutte le speranze patriottiche e democratiche, dal vedere la libertà finire in tirannide, dal rendersi conto che lo strumento rivoluzionario è ormai impraticabile. Non essendovi alternative possibili sul piano della storia, l'unica via che si offre ad Ortis per uscire da una situazione negativa, al tempo stesso insostenibile e immodificabile, è la morte.
Sebbene quest'opera da una situazione così disperata e pur approdando ad una conclusione così negativa (il suicidio dell'eroe), l'Ortis non è solo un'opera nichilistica. In principio si trova già una ricerca di valori positivi, che possano permettere di superare il vicolo cieco della storia: la famiglia, gli affetti, la tradizione culturale italiana, l'eredità classica, la poesia. Questi motivi saranno sviluppati nelle opere successive, soprattutto nella grande sintesi dei Sepolcri. Il nichilismo è dunque solo uno dei poli di una dialettica, presente e attiva in questo momento dell'esperienza foscoliana, e destinata ad avere in futuro diverse soluzioni.
L'Ortis e il romanzo moderno
Con l'Ortis Foscolo, come riesce a cogliere acutamente i problemi che si pongono alle generazioni italiane post-rivoluzionarie, così, sul piano delle forme letterarie, ha l'intuizione geniale di trasferire in Italia un modello di romanzo moderno, largamente diffuso in ambito europeo. E tuttavia, come si è già osservato, l'Ortis non inaugura propriamente il genere del romanzo in Italia. A differenza che nella Nuova Eloisa e nel Werther, non vi è in esso un autentico interesse narrativo a costruire un intreccio di eventi, ad evocare ambienti sociali, a dipingere personaggi e psicologie autonome: prevale decisamente in Foscolo la spinta lirica, o saggistica, o oratoria. Più che un racconto l'opera appare come un lungo monologo, in cui l'eroe si confessa con veemente pathos e al tempo stesso si abbandona ad una lunga serie di meditazioni filosofiche e politiche o ad appassionate orazioni.
Ciò si riflette sullo stile: l'opera è scritta in una prosa aulica, pervasa da una continua tensione al sublime; la sintassi è complessa, sul modello classico, la linea del pensiero è caratterizzata da studiate antitesi o simmetrie, da trapassi improvvisi, da continue ellissi; spesso, poi, l’enfasi retorica ha il sopravvento, oppure si avverte il peso delle reminiscenze libresche.
Parallelo all'Ortis è però un altro progetto narrativo di carattere molto diverso, che risale probabilmente al 1801: il Sesto tomo dell'io (rimasto allo stato di semplice abbozzo frammentario). Avrebbe dovuto essere anch'esso un'opera autobiografica, in prima persona, ma, a :differerenza dell'Ortis, l'atteggiamento di Foscolo è umoristico, fatto di distacco ironico e di saggezza contemplativa. Vi si può cogliere già la suggestione della lettura di Laurence Sterne, che frutterà più tardi la traduzione del Viaggio sentimentale e la creazione della "maschera" di Didimo Chierico, l'antitesi di Jacopo Ortis.

sonia lunari

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Messaggioda giada » 19 nov 2012, 15:56

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