Le malattie dell'anima - il nuovo libro latino Versione Cicerone

Le malattie dell'anima
versione latino da Cicerone
Versione dal libro per litteras

Si corporis gravioribus morbis vitae iucunditas impeditur, quanto magis animi morbis impediri necesse est! Animi morbi sunt cupiditates et immanes divitiarum, gloriae, dominationis, libidinasorum etiam voluptatum: Accedunt aegritudines, molestiae, maerores, qui exedunt animos hominum.

Accedit etiam mors, quae, quasi saxum Tantalo, semper impendet, tum superstitio, qua qui est imbutus quietus esse numquam potest. Praeterea homines bona praeterita non meminerunt, praesentibus non fruuntur, futura modo exspectant, quae quia certa esse non possunt, conficiuntur et angore et metu maximeque cruciantur, cum sero sentiunt se frustra aut pecuniae studuisse, aut opibus, aut gloriae.

versione dal libro il nuovo tradurre latino

Se la felicità della vita è impedita da troppo gravi malattie del corpo, quanto più è necessario che sia impedita dalle malattie dell'animo.

Sono malattie dell'animo i desideri, smisurati e vani di ricchezze, di gloria, di potere, nonché di piaceri smodati. Si aggiungono le malattie, le molestie, i tormenti, che sfibrano gli animi degli uomini.

S'aggiunge anche la morte, la quale, come un sasso su Tantalo incombe sempre, e la superstizione, chi è impregnato della quale non può mai vivere tranquillo. Inoltre, non ricordano i beni trascorsi, non godono dei (beni) attuali, attendono solo quelli futuri e dato che non possono essere certi essi si abbattono per l'ansia ed il terrore, e si tormentano al massimo grado, quando tardi si rendono conto d'aver invano aspirato al denaro, o alle ricchezze, o alla gloria.

versione dal libro il nuovo tradurre latino

Sono malattie dell'animo i desideri, smisurati e vani [suppongo: "inmensae et inanes"], di ricchezze, di gloria, di potere, nonché di piaceri smodati [suppongo: "libidinosarum"]. Si aggiungono le malattie, le molestie, i tormenti, che sfibrano l'animo umano [lett. gli animi degli uomini]. S'aggiunge finanche la morte, la quale - come il [quasi] sasso su(lla testa di) Tantalo - sempre incombe, e la superstizione, chi è impregnato della quale non riesce [potest] mai a vivere tranquillo. Inoltre, non ricordano ["memini" è difettivo] i beni trascorsi, non godono dei (beni) attuali, si limitano ad attendere [lett. attendono solo (modo)] quelli futuri e - dato che (questi ultimi) non possono essere certi - essi si abbattono per l'ansia ed il terrore, e si tormentano al massimo grado, quando tardi si rendono conto d'aver invano aspirato al denaro, o alle ricchezze, o alla gloria.

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