Guerra sociale o guerra civile? - Versione di latino di Floro dal libro In pratica e teoria

Guerra sociale o guerra civile?
Versione latino di Floro Libro In pratica e teoria

Sociale bellum vocetur licet, ut extenuemus invidiam; si verum tamen volumus, illud civile bellum fuit.

Quippe cum populus Romanus Etruscos, Latinos Sabinosque sibi miscuerit et unum ex omnibus sanguinem ducat, corpus fecit ex membris et ex omnibus unus est; nec minore flagitio socii intra Italiam quam intra urbem cives rebellant. Itaque cum ius civitatis, quam viribus auxterant, socii iustissime postularent, quam in spem eos cupidine dominationis Drusus erexerat, postquam ille domestico scelere oppressus est, eadem fax, quae illum cremavit, socios in arma et in expugnationem urbis accendit.

Quid hac clade tristius? Qui calamitosius? Cum omne Latium atque Picenum, etruria omnis atque Campania, postremo Italia contra matrem suam ac parentem urbem consurgerent;

cum omne robur fortissimorum fidelissimorumque sociorum sub suis quisque signis haberent municipalia illa prodigia, Poppaedius Marsos et Paelignos, Latinos Afranius, Umbros Plotius, Egnatius Etruscos, Samnium Lucaniamque Telesinus; cum regnum et gentiumarbiter populus ipsum se regere non posset, ut victrix Asiae er Europae a Corfinio Roma peteretur.

Mi sia consentito, tanto per sminuirne l'odiosità, chiamarla guerra sociale questa che se vogliamo parlarne in vero fu una guerra civile.

Essendosi il popolo romano mescolato ad Etruschi, Latini e Sabini e traendo da tutti un unico sangue, di tante membra fece un sol corpo ed è l'unico risultato di tutti; i nostri confederati entro l'Italia si ribellavano con una vergogna non inferiore a quella con cui i cittadini possono fare altrettanto nella loro città. Dunque i nostri soci più che giustamente reclamavano il diritto di quella cittadinanza, che avevano accresciuto con le loro forze: speranza che in loro aveva fatto nascere Druso per brama di dominio.

Ma dopo che egli fu tolto di mezzo da un delitto ordito dai suoi concittadini, la medesima torcia, che ne bruciò il corpo, incitò i nostri alleati a prendere le armi ed espugnare la nostra città. Cosa ci fu di più luttuoso di questa strage? Cosa di più funesto? Tutto il Lazio e il Piceno, l'intera Etruria e Campania, alla fine l'Italia insorsero contro la loro madre e genitrice; il nerbo intero degli alleati più forti e fedeli ebbe sotto le sue insegne quei municipi portentosi: Poppedio i Marsi e i Peligni, Afranio i Latini, Plozio gli Umbri, Egnazio gli Etruschi, Telesino il Sannio e la Lucania.

Il popolo arbitro di re e genti non si poteva governare al punto che Roma, vincitrice delle genti d'Asia e d'Europa, venne assalita da Corfinio

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