Il console Levino conquista Agrigento

PARTE I
Inizio: Laevinus consul, iam magna parte anni circumacta, in Siciliam veteribus ... Fine: ad Laevinum occultos nuntios misit de tradendo Agrigento

Passata già gran parte dell'anno, essendo il console Levino arrivato in Sicilia, atteso dai vecchi e dai nuovi alleati, poiché giudicava la cosa prioritaria e più importante quella di sistemare a Siracusa e situazioni confuse con una nuova pace, condusse poi le legioni ad Agrigento, dato che persisteva un focolaio di guerra ed era occupata da un forte presidio dei Cartaginesi.

Annone era il generale dei Cartaginesi, ma avevano ogni speranza in Muttine e nei Numidi.

Errante per tutta la Sicilia, faceva bottino dagli alleati dei Romani. Poiché questa sua gloria nuoceva anche al buon nome del comandante supremo, alla fine si tramutò in avversione, cosicché neppure le imprese ben condotte erano sufficientemente gradite ad Annone a causa dell'artefice di esse.

Alla fine affidò il comando a suo figlio, ritenendo che con il comando gli avrebbe tolto anche l'autorevolezza tra i Numidi. Il che avvenne molto diversamente; infatti con il suo odio accrebbe l'antico favore di quello; né quello sopportò l'umiliazione dell'affronto e subito mandò messaggeri segreti a Levino per la consegna di Agrigento.

PARTE II

Inizio: Portam ad mare ferentem Numidae cum occupassent, pulsis inde custodibus aut caesis, Romanos ad id ipsum missos in urbem acceperunt. Fine: Oppido recepto, Laevinus omnem pecuniam Romam misit.

Quando i Numidi ebbero occupato la porta che portava al mare, mandate via da là o uccise le guardie, introdussero in città i Romani, mandati a questo scopo. Annone, essendogli arrivato alle orecchie il grido Romano per nulla sconosciuto, si dà alla fuga. Uscito dalla porta opposta, preso come compagno Epicide, giunse al mare con pochi; trovata opportunamente una piccola imbarcazione, lasciata ai nemici la Sicilia per la quale si era combattuto per molti anni, si trasferirono in Africa. L'altra moltitudine di Cartaginesi e Siciliani, senza aver neppure tentato il combattimento, precipitandosi incerti in fuga ed essendo le uscite chiuse, furono trucidati presso le porte. Recuperata la città, Levino mandò a Roma tutte le ricchezze.

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