Le doti eccezionali di Pompeo - LATINO A COLORI - Ccerone versione latino

Le doti eccezionali di Pompeo
versione latino Cicerone libro LATINO A COLORI

testo latino: Pompeium non avaritia ab instituto cursu ad praedam aliquam devocavit, non libido ad voluptatem, non amoenitas ad delectationem, non denique labor ipse ad quietem; postremo signa et tabulas ceteraque ornamenta Graecorum oppidorum quae ceteri tollenda esse arbitrantur, ea sibi ille ne visenda quidem existimavit.

In Asia omnes Cn. Pompeium sicut aliquem non ex hac urbe missum sed de caelo delapsum intuentur; nunc denique incipiunt credere fuisse homines Romanos hac quondam continentia, quod iam nationibus exteris incredibile videbatur; nunc imperi vestri splendor illis gentibus lucem adferre coepit.

Quantum consilio, quantum dicendi gravitate et copia valeat, vos Quirites, hoc ipso ex loco saepe cognovistis. Fidem vero eius quantum inter socios existimari putatis, quam hostes omnes omnium generum sanctissimam iudicaverint? Humanitate iam tanta est ut difficile dictu sit utrum hostes magis virtutem eius pugnantes timuerint an mansuetudinem victi dilexerint.

Et quisquam dubitabit quin huic hoc tantum bellum permittendum sit qui ad omnia nostrae memoriae bella conficienda divino quodam consilio natus esse videatur? Et quoniam auctoritas quoque in bellis administrandis multum atque in imperio militari valet, certe nemini dubium est quin ea re idem ille imperator plurimum possit.

Traduzione italiana parte I

L'avidità di denaro non distolse mai Pompeo dalla via fissata, verso un qualche bottino, né la sfrenatezza dei sensi verso i piaceri, né la bellezza di un luogo per trarne diletto, né la fama di una città per conoscerla, né da ultimo la fatica stessa per il riposo;

le statue, infine, i dipinti e le altre opere d'arte delle città greche, che secondo gli altri devono essere portate via, egli non ha neppure ritenuto di andarle a vedere. Tutti gli abitanti dell' guardano ammirati Gneo Pompeo come se non fosse stato mandato da Roma, ma come se fosse sceso dal cielo; ora essi finalmente cominciano a credere che i Romani furono un tempo uomini disinteressati, cosa che appariva ormai incredibile ai popoli stranieri e tramandata senza un fondamento di verità. Ora lo splendore del vostro impero ha iniziato ad illuminare quei popoli, ora essi capiscono che non senza motivo i loro antenati preferivano servire il popolo romano, piuttosto che esercitare il dominio su altre genti.

Quali siano le sue capacità nel prendere delle decisioni, la ponderatezza e insieme l'ampiezza dei suoi discorsi, qualità che hanno anch'esse in sé il segno del comando, voi, o Quiriti, le avete conosciute spesso da questo stesso luogo. Quindi, quale opinione ritenete che gli alleati debbano avere della sua lealtà, che tutti i nemici di ogni tipo hanno, giudicato sacra? In realtà, è tale il suo senso di umanità, che difficilmente si può dire se i nemici temano più il suo valore quando combattono o apprezzino la sua clemenza una volta vinti.

E potrà qualcuno essere in dubbio sulla opportunità di affidare una guerra tanto importante a colui che, per un qualche divino progetto, sembra nato per portare a termine tutte le guerre del nostro tempo? E dal momento che il prestigio ha molto valore nella condotta di guerra e nel comando militare, certamente tutti sono convinti che su questo piano le possibilità del nostro generale siano grandissime.

Traduzione italiana parte II
Ego sic existimo: Maximo, Marcello, Scipioni, Mario ceterisque magnis imperatoribus non solum propter virtutem ...

Io penso questo: a (Fabio) Massimo, a Marcello, a Scipione, a Mario e ad altri grandi condottieri, non solo per il loro valore, ma più spesso anche per la loro fortuna sono stati affidati incarichi di massimo comando e gli eserciti. Sicuramente è accaduto che, per alcuni uomini eccezionali, per volere divino si è aggiunta la fortuna alla grandezza e alla gloria e alla brillante riuscita nelle imprese. Poco dirò del successo di Pompeo, in verità, perché la nostra orazione non risulti invisa agli dei immortali, o irriconoscente. Così non starò ad elencare quante cose gli ha fatto in pace e in guerra, per terra e per mare e con quale successo. Dirò, molto in breve, solo questo: che nessun uomo mai fu così temerario che abbia osato chiedere agli dei immortali, in segreto, così tante e tanto grandi cose, quante e quanto grandi gli dei immortali hanno dato a Gneo Pompeo. Per questo motivo, poiché per un verso la guerra è così indispensabile da non poter essere trascurata, così importante da richiedere la massima cura e, per altro verso, visto che avete la possibilità di mettere al comando un condottiero nel quale è profonda conoscenza dell'arte della guerra, straordinario valore, enorme prestigio, rara fortuna, esitate, o Quiriti, a destinare alla salvezza e all'espansione dello stato questo dono così grande che vi è stato offerto e dato dagli dei immortali? Cosa aspettiamo? Perché non affidiamo a colui, al quale sono state affidate altre missioni con la massima riuscita per lo stato, anche questa guerra contro il re (Mitridate)?

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