I Romani sono ingrati nei confronti di Furio Camillo - VERSIONE Le ragioni del latino

I Romani sono ingrati nei confronti di Furio Camillo versione latino e traduzione libro
Le ragioni del latino 2 numero 133 pagina 68
FURIUS CAMILLUS IN URBE INCOLUMITATEM SUAM TUERI NON VALUIT, CUIUS IPSE SALUTEM STABILIERAT, FELICITATEM AUXERAT: A L. ENIM APULEIO TRIBUNO PLEBIS PECULATUS REUS FACTUS DURIS ATQUE FERREIS SENTENTIIS IN EXILIUM MISSUS EST, ET QUIDEM EO TEMPORE QUO, PTIMO IUVENE FILIO SPOLIATUS, SOLACIIS MAGIS ADLEVANDUS QUAM CLADIBUS ONERANDUS ERAT. SED IMMEMOR PATRIA TANTI VIRI MAXIMORUM MERITORUM EXSEQUIIS SILII DAMNATIONEM PATRIS IUNXIT. AT AERARIO ABESSE TRIBUNUS PLEBIS QUEREBATUR QUINDECIM MILIA GRAVIS AERIS: TANTI NAMQUE POENA FINITA EST. PROPTER HANC INDIGNAM SUMMAM POPULUS ROMANUS TALI PRINCIPE CARUIT.

Furio Camillo non fu in grado di mantenere la propria incolumità in una città, di cui egli stesso aveva provato la sicurezza e ne aveva aumentato la ricchezza: infatti, accusato di concussione dal tribuno della plebe Lucio Apuleio, per colpa delle dure e pesanti sentenze fu mandato in esilio e inoltre in quel periodo in cui, poiché era stato privato del suo buon figlio, doveva essere più sollevato da consolazioni che oberato da disgrazie.

Ma la sua patria dimentica dei grandissimi benefici di un personaggio di così grande valore, allegò alla condanna del padre (anche) il funerale del figlio.

E peraltro, il tribuno della plebe lamentava che nell'erario mancavano quindicimila assi: e infatti la pena fu imposta a tale cifra. A causa di questa somma non degna il popolo romano fu privato di un capo di così grande valore.

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