Il giuramento di Annibale (le ragioni del latino)

Il giuramento di Annibale Autore: Livio Le ragioni del latino op. 2 n. 492 pag. 233

Fama est etiam Hannibalem annorum ferme novem, pueriliter blandientem patri Hamilcari ut duceretur in Hispaniam, cum perfecto Africo bello exercitum eo traiecturus sacrificaret, altaribus admotum tactis sacris iure iurando adactum se cum primum posset hostem fore populo Romano.

Angebant ingentis spiritus virum Sicilia Sardiniaque amissae: nam et Siciliam nimis celeri desperatione rerum concessam et Sardiniam inter motum Africae fraude Romanorum, stipendio etiam insuper imposito, interceptam.

His anxius curis ita se Africo bello quod fuit sub recentem Romanam pacem per quinque annos, ita deinde novem annis in Hispania augendo Punico imperio gessit ut appareret maius eum quam quod gereret agitare in animo bellum et, si diutius vixisset, Hamilcare duce Poenos arma Italiae inlaturos fuisse quae Hannibalis ductu intulerunt.

È noto anche che Annibale a pressappoco nove anni mentre faceva fanciullescamente carezze al padre Amilcare per essere condotto in Spagna mentre, condotta a termine la guerra africana, sacrificava e stava per portarvi l'esercito, condotto (lui) agli altari, toccati i paramenti sacri, fu costretto a giurare che sarebbe stato quanto prima possibile nemico del popolo romano.

Perdiute la Sicilia e la Sardegna tormentavano l'uomo dal fiero animodopo aver perso la Sicilia e la Sardegna; infatti la Sicilia era stata abbandonata per una troppo affrettata disperazione degli eventi e la Sardegna conquistata durante la ribellione dell’Africa con l’inganno dei Romani, dopo aver imposto per giunta anche un tributo.

Inquieto per queste preoccupazioni tanto nella guerra africana che ci fu per cinque anni subito dopo l’ultima pace romana, così in seguito per nove anni in Spagna, nell’accrescere la dominazione cartaginese, si comportò in modo da dimostrare che aveva in animo una guerra maggiore di quella che stava combattendo e che, se fosse vissuto più a lungo, i Cartaginesi avrebbero portato all’Italia, sotto il comando di Amilcare, le armi che portarono sotto il comando di Annibale.

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