Versione LE RAGIONI DEL LATINO 2 numero 524 pagina 248 Benemerenze di Ottaviano Augusto

libro le ragioni del latino 2 numero 524 pagina 248
Benemerenze di Ottaviano Augusto
versione latino Velleio Patercolo

Nihil optare a diis homines, nihil dii hominibus praestare possunt, nihil voto concipi, nihil felicitate consummari quod non Augustus post reditum in Urbem rei publicae populoque Romano terrarumque orbi repraesentaverit.

Finita vicesimo anno bella civilia, sepulta externa, revocata pax, sopitus ubique armorum furor, restituta vis legibus, iudiciis auctoritas, senatui maiestas, imperium magistratuum ad pristinum redactum modum; tantummodo octo praetoribus adlecti duo.

Prisca illa et antiqua rei publicae forma revocata, rediit cultus agris, sacris honos, securitas hominibus, certa cuique rerum suarum possessio; leges emendatae utiliter, latae salubriter, senatus sine asperitate nec sine severitate lectus.

Principes viri, triumphisque et amplissimis honoribus functi, adhortatu principis ad ornandam Urbem illecti sunt.

Nulla ricercar possono gli uomini agli dei, nulla gli dei agli uomini concedere, niente possono col pensiero vagheggiare, niente nella perfetta felicità conseguire, che Augusto dopo essere ritornato in Roma non sia stato sollecito di procacciare alla repubblica, al popolo romano, ed a tutta la terra.

Finite furono dopo vent' anni le guerre interne civili, estinte l'esterne, richiamata la pace, sopito per lutto il furore delle armi, restituita la forza alle leggi, l'autorità ai giudici!, al senati la maestà, ai magistrati la dignità loro antica.

Non altro si fece che non aggiungere due pretori agli otto ordinari. La repubblica riprese l'antica sua forma; ritornò la coltura nei campi, la riverenza alla religione, la sicurezza ai cittadini, e certo fu per ognuno il possedimento delle cose proprie.

Ci furono le leggi utilmente emendate, altre felicemente allora di nuovo promulgate, un senato senza asperità, ma con severità eletto. I più cospicui fra i cittadini ornati degli onori del trionfo, e che avevano esercitato le più importanti dignità, furono dai consigli del principe esortati a concorrere all'abbellimento di Roma.

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