Il leggendario cavallo di Troia - VERSIONE latino LITTERA LITTERAE

Il leggendario cavallo di Troia versione latino
traduzione Libro: Littera Litterae (1B) Pagina 248 Numero 2

Cum Graeci Troiam frustra obsiderent iam decimum annum neque urbis moenia expugnare potuissent, Ulixis fraudem atque dolum adhibuerunt.

Nam is equum ligneum ingentis magnitudinis aedificaverat et in litore posuerat. Callidus dux in cavo equi ventre ipse cum nonnullis comitibus latuit, cum Graecorum classis ad insulam Tenedum navigabat, quasi ad patriam reverteret. Cum desertum litus Troiani vidissent, gaudio magno exsultaverunt et equum ligneum in urbem portare et in arce collocare statuerunt ut salutis suae monumentum perenne esset.

Frustra Laocoon, Neptuni sacerdos, Graecorum fraudem timens, cives suos monuit ne molem equi in moenia urbis inveherent et flammis potius delerent. Troiani tamen Laocoontis verbis non paruerunt et equum in arce collocaverunt.

Cum autem supervenisset nox et omnes per somnum in urbe quiescerent futurorum malorum ignari. Ulixes cum comitibus de ligneis equi compagibus erupit et, cum custodes arcis necavisset, ad moenia descendit ad Troiae urbis portas aperiendas. Tunc Graeci, cum ex insula, ubi latuerant, revertissent, in moenia irruperunt et totam urbem vastaverunt.

Poiché i Greci assediavano invano Troia già da nove anni e non erano riusciti ad espugnare le mura della città, ricorsero all'inganno e all'astuzia di Ulisse.

Egli, infatti, aveva costruito un cavallo di legno di straordinaria grandezza e l'aveva posto sulla spiaggia. L'astuto condottiero si nascose lui stesso nel ventre cavo del cavallo con alcuni compagni, mentre la flotta dei Greci navigava verso l'isola di Tenedo, come se stesse ritornando in patria. Non appena i Troiani videro la spiaggia deserta, esultarono con grande gioia e decisero di portare il cavallo di legno in città e di collocarlo sulla rocca affinché costituisse un perenne ricordo della loro salvezza.

Invano Laocoonte, sacerdote di Nettuno, temendo un inganno dei Greci, esortò i suoi concittadini affinché non introducessero la mole del cavallo nelle mura della città e, piuttosto, lo distruggessero con le fiamme. Tuttavia i Troiani non obbedirono alle parole di Laocoonte e collocarono il cavallo sulla rocca.

Quando poi sopraggiunse la notte e tutti riposavano in città ignari, durante il sonno, delle future disgrazie, Ulisse con i compagni balzò fuori dalle compagini di legno del cavallo e, dopo aver ucciso i custodi della rocca, discese verso le mura ad aprire le porte della città di Troia. Allora i Greci, dopo essere ritornati dall'isola dove si erano nascosti, irruppero nelle mura e distrussero tutta la città.

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