Le idi di marzo - Svetonio versione latino Tradotta vari libri

Le idi di marzo versione latino Svetonio
traduzione dai libri Littera litterae, velim e il tantucci laboratorio 2
Littera Litterae, 1B Versione: ''Le Idi di Marzo (44 a.

C. )''
pagina 251 numero 11

Ab ipsis civibus omnes honores in Caesarem congesti sunt: eius imagines in templis, suggestum in curia, nomen mensis; praeterea eum patriae patrem appellaverunt et Antonius consul pro rostris ei regia insignia preabuit.

Sed cives hos honores tamquam infulas in hostiam morituram cumulabant. Nam multorum invidia ipsam principis clementiam vicit: nam Brutus et Cassius in eius mortem conspiraverunt.

Eodem die Caesaris uxor, quoniam domi maneret in somnio de viri morte admonita erat, eum ut domi maneret imploravit.

Tamen ille in curiam venit: coniurati ac senatores eum ante Pompei simulacrum petiverunt atque ter et vicies sicas in eius corpore defixerunt. Ita ille, postquam orbem civili cruore imbuerat, suo ipse saguine curia implevit.

Traduzione libro Littera litterae

Tutti gli onori furono concentrati nelle mani di Cesare dagli stessi cittadini: di lui rappresentazioni nei templi, il palco del senato, il nome del mese; inoltre lo nominarono padre della patria e il console Antonio gli offrì le insegne regali davanti ai rostri. Ma i cittadini accumulavano questi onori così come (si accumulavano) bende sacre alle vittime che stanno per morire. Infatti l'invidia di molti vinse la stessa clemenza del principe: infatti Bruto e Cassio si accordavano sulla sua morte. Quello stesso giorno la moglie di Cesare, poiché in sogno era stata avvisata della morte del marito, lo implorò di rimanere a casa. Tuttavia egli andò alla curia. I congiurati e i senatori lo assalirono davanti al simulacro di Pompeo e per ventitrè volte trafissero i pugnali nel suo corpo. Così quello, dopo che aveva sporcato di sangue il terreno civile, riempì la curia del suo stesso sangue.

versione dal libro Velim

Caesarem sedentem conspirati circumsteterunt statimque Tillius Cimber, qui primam partem susceperat, quasi aliquid rogaturus, propius accessit et cum Caesar eum in aliud tempus distulisset togam eius apprehendit. Deinde Caesarem clamantem "at ista vis est" alter e Cascis aversum vulnerat paulum infra iugulum. Caesar Cascae bracchium graphio traiecit, conatusque surgere alio vunere tardatus est. Ut animadvertit undique se strictis pugionibus peti, toga caput obvolvit atque ita tribus et viginti plagis transfixus est. Tradiderunt quidam eum M. Bruto irruenti dixisse kai su teknon. Omnibus diffugientibus aliquamdiu iacuit, donec tres servi domum eum rettulerunt

Traduzione dal libro Velim

I congiurati circondarono Cesare mentre si sedeva e subito Tillio Cimbro, che aveva preso il ruolo di protagonista, come per chiedere qualcosa, andò più vicino e avendo Cesare rimandato ad un altro momento, prese la sua toga. Allora uno dei Casca ferisce Cesare voltato indietro che grida "ma questa è violenza", poco sotto la gola. Cesare scagliò lo stilo controil braccio di Casca, ma il tentativo di alzarsi fu frenato da un'altra ferita. Come si rese conto di essere aggredito da ogni parte coi pugnali sguainati, avvolse il capo con la toga e così fu trafitto da 23 pugnalate. Alcuni narrarono che abbia detto a Marco Bruto che si gettava contro di lui "anche tu figlio". Poichè fuggirono tutti per qualche tempo giacque a terra, finchè tre servi lo riportarono a casa

Versione dal libro Il tantucci laboratorio latino 2
Ob haec diu cunctatus an quae apud senatum proposuerat... plagis confossus est uno modo ad primum ictum gemitu sine voce edito.
Traduzione dal libro il tantucci laboratorio latino 2

Per tali motivi in dubbio a lungo se dovesse differire le cose che si era proposto di trattare in senato, infine, esortandolo Decimo Bruto, verso le undici circa andò (in Senato) e mischiò con altri scritti, che teneva nella mano sinistra, uno scritto che denunciava la congiura, datogli da un qualche passante. Poi, immolate molte vittime, non riuscendo ad avere presagi favorevoli, entrò in curia. I congiurati lo circondarono mentre si sedeva, con il pretesto di un atto di riguardo, e subito (gli) si accostò Cimbro Tillio, che si era assunto il ruolo principale, gli andò più vicino, come se dovesse chiedere qualcosa e afferrò la toga da una delle due spalle a Cesare che rifiutava e con la mano differiva (la richiesta) ad un altro momento. Quindi uno dei due Casca lo ferisce da dietro un pò sotto la gola, mentre grida: "Ma questa è violenza". Cesare con lo stilo trafigge il braccio di Casca dopo averlo afferrato, e mentre tenta di balzare via viene ostacolato da un'altra pugnalata; quando vide che si cercava di colpirlo da tutte le parti pugnali alla mano, con la toga si coprì la testa e contemporaneamente con la mano sinistra tirò il bordo (della toga) fino alle gambe per cadere in maniera più decorosa, avendo coperta anche la parte inferiore del corpo. E così fu trafitto da ventitré pugnalate, dopo avere emesso solo al primo colpo un unico gemito senza voce.

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