Solone (versione latino littera litterae)

SOLONE Versione latino traduzione libro
Littera litterae n. 1 Pag. 248
Testo latino non pervenuto ma è quello di littera litterae

Solone era in grando rispetto ad Atene: infatti amministrava con notevole saggezza e con la richiesta del popolo fece nuove leggi.

Egli, per restituire la concordia allo Stato, regolò le discordie dei cittadini. Dopo lasciò la città, navigò verso l'Egitto e Cipro, e dopo un lungo viaggio per le città dell'Asia tornò a casa. Intanto Pisistrato, cittadino ricco ed esperto, bramava la supremazia di Atene e chiese spesso con false parole guardie del corpo. Solone invece, per salvare le libertà della patria, avvisò il popolo sui segreti piani di Pisistrato, e per una seconda volta disse ai cittadini: "Se pisistrato otterrà le guardie del corpo, instituirà una tirranide ad Atene!".

Gli ateniesi in verità, immemori dei consigli di solone e dei nuovi desideri, acconsentirono alle preghiere e alle richieste di Pisistrato.

Così Pisistrato con pochi alleati occupò la rocca con l'inganno e instaurò una tirranide ad Atene. Essa tuttavia fu sapiente: affinché Atene fosse abbellita, fu ornata da magnifici edifici e molti templi ed edifici di marmo furono edificati. Inoltre con la guida di Pisistrato l'agricoltura, l'industria e il commercio furono fiorenti con ogni sforzo. Morì, in una magnifica casa, ad Atene e lasciò il comando della città al figlio.

Altra versione intitolata Solone da altro libro

Athenae dissensione civium laborabant. Divites summa acerbitate imperium exercebant et in plebem saeviebant: nam pauperes, tributis atque aere alieno, saepe etiam in servitutem redigebant.

Sed Solon, vir probus et sapiens, legibus suis plebem muniebat et concordiam inter cives restituebat.

Omnibus Atheniensibus aequa iura tribuebat, pauperes tributis levabat, partem agrorum inter rusticos dividebat, cives qui(=che) in aere alieno erant e divitum servitute redimebat.

Solon etiam multa carmina scribebat: in carminibus narrabat ea quae(=quelle cose che) gerebat et omnia consilia aperiebat. Nonnulla(=alcuni)Solonis carmina etiam nunc extant

Ad Atene si indebolivano per il dissenso tra i cittadini. Usavano le ricchezze con somma asprezza di comando e erano crudeli nei confronti della plebe: infatti riconducevano in servitù i poveri, per tribuni e debiti. Ma Solone, uomo onesto e sapiente, munì di sue leggi la plebe e restituiva la concordia tra i cittadini. Attribuiva uguali diritti a tutti gli ateniesi, alleggerì i poveri dai tributi, e divideva tra i contadini parte dei campi, i cittadini che erano in debito toglieva dalla servitù dei ricchi. Solone scriveva anche molte poesie: nei carmi narrava quelle cose che faceva e svelava tutti i piani. Alcuni carmi di Solone anche ora esistono.

SOLONE Versione latino Giustino
LibroLe Ragioni del Latino pag. 395 N° 772

Post Codrum nemo Athenis regnavit. Aministratio reipublicae annuis magistribus permissa. Sed civitati nullae tunc leges erant, quia libido regum pro legibus habebatur. Legitur itaque Solon, vir iustitiae insignis, qui velut novam civitatem le gibus conderent. Quo munere ita functus est, ut et apud plebem et optimates, diuturnus antea dissidiis agitatos, parem gratiam. Huius viri, inter multa egregia, illud quoque memorabile fuit. Inter Athenienses et Megarenses de Salamine insula, quam sibi uterque populus vindicabat, prope usque ad interitum dimicatum fuerat. Post multas clades acceptas, Athenienses legem tulerunt, ne quis illud bellum reparandum proponeret. Solon igitur cum opportunitatem quandam vidisset insulae vindicandae, dementiam simulat, habituque deformis, more vecordium, in publicum evolat; factoque concursu hominum, versibus suadere populo coepit, quod vetabatur; omniumque animos ita inflammavit, ut extemplo bellum Megarenses decerneretur, et devictis hostibus insula Atheniensum fieret.

Dopo Codro nessuno regnò ad Atene. L'amministrazione dello stato (fu) lasciata ai magistrati annuali. Ma in quel tempo non c' era nessuna legge, poiché l'arbitrio dei re era considerato al posto delle leggi. E così è nominato Solone, uomo di notevole giustizia, affinché fondasse con le leggi una nuova città. E adempì quell'incarico così che entrò in parte nelle grazie sia della plebe sia degli aristocratici, agitati prima da lunghe separazioni. Di quest'uomo, tra molte belle imprese, fu memorabile anche questa. Tra gli Ateniesi e gli abitanti di Megara si era combattuto fino alla distruzione per l'isola di Salamina, che ciascuno dei due popoli rivendicava, . Dopo (essere state) subite molte sconfitte, gli Ateniesi presentarono una legge, affinché nessuno proponesse di organizzare quella guerra. Solone, avendo visto qualche occasione favorevole per rivendicare l'isola, simula uno stratagemma, deforme d'aspetto, come un pazzo, esce in pubblico e attirata una folla di uomini, cominciò ad invitare il popolo con canti, poiché era vietato, infiammò così gli animi di tutti da essere decisa immediatamente una guerra contro gli abitanti di Megara e, sconfitti i nemici, da divenire l'isola degli Ateniesi.

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