Nessuno è schiavo per natura

Mi Lucili is quem servum tuum vocas primum initium ducit ab eadem …

O mio Lucilio, colui che definisci il tuo schiavo ha origine dalla medesima nostra natura, respira allo stesso modo, vive allo stesso modo, e allo stesso modo muore.

Tu oggi sei un uomo libero, ma domani potrai essere uno schiavo! Ora disprezzi lo schiavo, ma anche tu puoi subentrare al posto dello schiavo. Il mio insegnamento è chiaro: vivrai con il tuo schiavo sempre umanamente. “Ma io – tu dici – non ho alcun padrone”.

Forse avrai un padrone. Vivrai con il tuo servo con clemenza, affettuosamente addirittura, e lo ammetterai alla tua conversazione ed in riunione e al banchetto. “Dunque io – dici dubbioso – porterò degli schiavi alla mia tavola?”; portaci degli schiavi così come i rimanenti uomini liberi.

Alcuni schiavi ceneranno con te perché ne sono degni, ed altri poiché ne saranno degni. Perché, o mio Lucilio, cerchiamo l’amico soltanto nel Foro o nella Curia? Troverai diligentemente l’amico presso di te. “È uno schiavo” dici. Ma forse ha un animo libero e nobile.

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