Ricordo di un carissimo amico

Ego si Scipionis desiderio me moveri negem certe mentiar. Moveor enim …

Qualora io negassi di essere commosso dalla nostalgia di Scipione, senza dubbio mentirei.

Sono commosso infatti, essendo stato privato di un amico tale, quale, io ritengo, nessuno sarà mai. Ma non sono privo del rimedio: io stesso mi conforto, poiché sono libero da quell'errore, a causa del quale i più sono soliti essere angustiati a seguito della morte degli amici. Io ritengo che a Scipione non sia capitato alcun male: se qualcosa è capitato, è capitato a me; dolersi fortemente delle proprie sventure è infatti caratteristico di colui che ama se stesso, non l'amico.

Scipione, appena giovane, superò presto, con l'incredibile valore, l'enorme aspettativa dei concittadini, che essi già avevano avuto su di lui da fanciullo; egli non si candidò mai al consolato, fu eletto console per due volte;

costui, dopo che due città estremamente ostili a questi impero furono state rovesciate, pose fine non solo alle guerre presenti, ma anche a quelle future. E che cosa dovrei dire dei modi molto socievoli, della devozione nei confronti della madre, della generosità verso le sorelle, dell'affetto per i suoi, della giustizia verso tutti? In che misura, invece, sia stato caro alla cittadinanza, è stato dimostrato dalla tristezza del funerale.

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