Filemone e Bauci - Nova mente

Ovidio Juventas Nova Mente, nove discere,
Prima parte. seconda parte, terza parte. quarta parte
Prima parte

Iuppiter et Mercurius specie mortali olim in terram descenderunt.

Di magnificentissimas domos intraverunt cibum requiemque petentes sed ditissimi domini domus suas seris clauserunt. Una tantum miserrima casa, stramine et cannis palustribus tecta, benigne eos recepit. Ibi Baucis, anus pia, et Philemon, maritus eius admodum senex, sine ullo famulo vivebant et quamquam pauperiores erant, feliciores et magis pios quam ceteros cives se praebebant.

Ut caelicolae advenarum specie fores pulsant, maxima cum comitate hospitio eos accipiunt: senex miserum sedile praebet, sedula Baucis in foco tepidum cinerem dimovet et ignem foliis et cortice sicco suscitat, postea in horto olera truncat et coquit.

Tunc in lecto contecto optima veste, quam tempore festo tantummodo sternere anus consuerat, hospites adcumbunt.

Un tempo, Giove e Mercurio scesero sulla terra con sembianza umana.

. Gli dei entrarono in bellissime case chiedendo cibo e riposo, ma i padroni ricchissimi chiusero le proprie case con i catenacci. Solamente un'unica poverissima capanna, coperta di paglia e di canne palustri, li ricevette benevolmente. Qui Bauci, una anziana devota, e Filemone, suo marito molto vecchio, vivevano senza alcun servitore, e sebbene fossero alquanto poveri, si mostravano molto felici e più devoti rispetto a tutti gli altri cittadini.

Quando gli abitanti del cielo bussano alle porte con l'aspetto di forestieri, con grandissima gentilezza li ospitano.

Il vecchio offre un misero sgabello, l'operosa Bauci muove la tiepida cenere nel focolare e alimenta il fuoco con foglie e corteccia secca, in seguito nell'orto taglia e cucina le verdure. Allora nel letto coperto con la più bella coltre, che la vecchia era solita stendere solo in tempo di festa, gli ospiti si sdraiano.

Seconda parte

Anus vultu laetissimo omnia cibaria familiaria ponit in mensam: in fictilibus bacae, olea, ova, caseus, panisque sunt, in canistris uvae, pruna, nuces, in amphoris lac et vinum et in medio favus candidissimus. Tum advenae libentissime edunt et bibunt; sed quanto magis bibunt tanto magis vinum crescit, nec minus lactis est in amphora; quanto magis edunt tanto cibaria meliora et plura sunt: caseus suavior, uvae rubriores, pruna maturiora, mel dulcius quam antea, olea et ova sunt plurima. Baucis et Philemon attoniti mirabilissima novitate pavent. Postremo anus ad mariti aurem insusurravit: «Advenae certe non sunt homines mortales! Et cibus melior decet deos!» Erat in area unicus anser, minimae et pauperrimae villae custos; senes animal mactare iam parabant ut cibum meliorem deis praeberet, cum Iuppiter: «Di - inquit - sumus: meritas poenas ob maximam in hospites impietatem vicini vestri luent. Vos autem hominibus et deis devotissimi modo tectum vestrum relinquite ac nobiscum in summo colle venite!»

La vecchia, con il volto più lieto, mette a tavola tutti i cibi per la famiglia; nei piatti di coccio ci sono bacche, olive, uova, formaggio e pane, nei cestini uve, prugne, noci, nelle anfore latte e vino e, in mezzo un favo bianchissimo. Allora gli stranieri mangiano e bevono con grande piacere; ma quanto più bevono tanto più il vino aumenta; né diminuisce il latte nell'anfora; quanto più mangiano tanto più i cibi diventano migliori e numerosi; il formaggio più gradevole, le uve più rosse, le prugne più mature, il miele più dolce di prima, le olive e le uova sono più numerose. Bauci e Filemone attoniti hanno paura della straordinaria novità. Alla fine sussurrò alle orecchie del marito: "Gli stranieri certo non sono uomini mortali! e il cibo è più adatto a degli dei!" Nell'aia c'era una sola oca, custode di piccolissime e poverissime case coloniche; i vecchi si apprestavano già a macellare l'animale per offrire un cibo migliore agli dei, quando Giove disse: "Siamo dei: i vostri vicini piangono per le pene meritate dalla loro pessima accoglienza verso gli ospiti. Voi invece generosissimi con gli uomini e gli dei lasciate subito il vostro tetto e venite con noi nel monte più alto!"

Terza Parte

Baucis et Philemon statim bacula sumunt et deis parent. Cum autem in altiorem collis partem pervenerint, deorum iussu, oculos flectunt et regionem prospiciunt: ceterae domus palude taeterrima mersantur, tantum miserum eorum domicilium manet, sed dum maximo cum stupore omnia prospiciunt, veterrima casa in templum spendidissimum se convertit. Nunc furcae et cannae casam sustinentes sunt altissimae columnae, parietes ex candidissimo marmore, tectum auro nitidissimo flavet. Tum placida voce Iuppiter: «Dicite, iuste senex et femina coniuge iusto dignissima; quid (= che cosa) aliud optatis?» Philemon attonitus Baucida consultat.

Bauci e Filemone prendono subito i bastoni e obbediscono agli dei. Dopo essere giunti sulla parte più alta del monte, su ordine degli dei, volgono lo sguardo e guardano la zona: le rimanenti case sono sommerse dalla palude molto tetra, rimane soltanto la loro misera abitazione, ma mentre guardano con stupore grandissimo tutte le cose, la vecchissima capanna si trasforma in uno tempio assolutamente splendido. Adesso i pali e le canne che sostengono la casa sono colonne altissime, le pareti di marmo bianchissimo, il tetto ha il colore molto lucente dell' oro. Allora Giove con una voce serena: " Dite, o vecchio giusto, e tu, donna, degnissima moglie di un marito giusto, che cos'altro desiderate?" Filemone attonito consulta Bauci.

Quarta Parte

Tum commune iudicium deis aperit Philemon: «Esse sacerdotes delubraque vestra custodire cupimus. Equidem ego - ait senex - maior natu uxore mea ante eam amittere vitam desidero, cum sine ea vivere non possim». Et Baucis: «Cum maxima concordia cum Philemone plurimos annos egerim, ego quamquam minor natu simul cum eo animam efflare cupio. Ambo enim vitam sine altero tristiorem et intolerabilem existimamus». Itaque Baucis et Philemon Iovis aedis sacerdotes fuerunt, donec vita eis data est; multis annis post ante templi gradus, Philemon Baucida frondescentem conspexit et Baucis Philemona vidit in arborem seniorem conversum

Allora Filemone rivela agli dei il proposito comune: " Desideriamo essere sacerdoti e custodire i vostri santuari. Certamente io - dice il vecchio - più anziano di mia moglie desidero morire prima di lei, perché non posso vivere senza di lei". E Bauci: " Dopo aver passato molti anni nella massima armonia insieme a filemone, io sebbene più giovane desidero morire insieme, con lui. Tutti e due infatti riteniamo la vita senza l'altro troppo triste e insopportabile. " E così Bauci e Filemone furono i sacerdoti del tempio di Giove, finché a loro fu data vita; dopo molti anni davanti alla scala del tempio, Filemone guardò Bauci che si ricopriva di fronde e Bauci vide Filemone trasformato in un albero alquanto antico

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