LA STORIA DI DANAE - Nova mente

versione latino e traduzione libro nove discere 1 pagina 33 e Nova mente

In Argolide turrita urbs Argi erat: praeerat Acrisius rex, qui ex Eurydice uxore nullos filios habuerat, sed unam filiam, pulcherrimam Danaen.

Olim rex ab urbe discessit oraculum consultum ut successoris nomen cognosceret. Quia oraculum praedixerat eum a nepote genito Danae necatum iri, Acrisius filiam, vaticinii exitum impediturus, in cella turris eminentis supra urbis moenia clausit et excubitores armatos canesque ferocissimos ingressum custodituros undique disposuit.

At Iuppiter, puellae fatti misericordia motus, ut oraculum impleretur, in pluviam auream se convertit et, per nimbum, in turrim pervasit madidam reddens Danaen dormientem.

Ex coniugio Perseus genitus est. Postquam Acrisius rex infantis ortum cognovit, exterritus in mare Danaen Perseumque in arca inclusos deiecit ut submergerentur. Qui autem in insulam Seriphum pervenerunt, ubi Polydectes regnabat; piscator, duos naufragos videns, vebementer motus est et eos ad regiam deduxit ubi benigne accepti sunt.

In Argolide c'era la città turrita (munita di torri) di Argo: vi era a capo il re Acrio, che aveva avuto nessun figlio dalla moglie Euride, ma una sola figlia, la bellissima Danae.

Una volta il re partì dalla città per l'oracolo per conoscere il nome del suo successore. Poichè l'oracolo aveva predetto che quello stesso sarebbe stato ucciso dal nipote nato da Danae, Acrisio, per impedire l'esito della profezia, chiuse la figlia in una cella turrita, che era sporgente sopra le mura della città e dispose da ogni parte guardie armate e cani assai feroci per custodire l'ingresso.

Ma Giove, mosso dalla misericordia per la fanciulla, perché si realizzasse l'oracolo, si trasformò in pioggia d'oro e, attraverso la pioggia, giunse nella torre bagnando Danae che dormiva.

Dall'unione nacque Perseo. Dopo che il re Acrisio seppe della nascita del fanciullo, atterrito gettò in mare Danae e Perseo in un'arca chiusa affinché annegassero. Questi tuttavia giunsero nell'isola di Serifo, dove Polidette regnava; un pescatore, vedendo i due naufraghi, fu fortemente agitato e li condusse alla reggia dove vennero accolti cordialmente.

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