La triste fine di Atteone - Nova mente Vel modus in Rebus Nove Discere

Nova mente, Vel, modus in Rebus, Nove Discere

Diana, silvarum dea, in opaca silva Gargaphia feras exagitabat.

Olim dea, aestiva aura fracta et adsidua opera fatigata, in frigidis undis magna cum laetitia se refrigerabat. Interdum in silva etiam Actaeon cervas ferasque exagitabat atque se et canes suos recreare desiderabat.

Itaque apud aquas considit, ubi dea erat, et Dianam nudam fortuito videt. Tum dea irata propter contumeliam quamvis fortuitam poenam horrendam excogitat.

Nam Actaeonem in cervam convertit et ubi canes cervam vident, velut praedam consuetam statim petunt atque magna cum vehementia lacerant. Itaque Actaeon foede vitam amittit

Diana, dea dei boschi, cacciava le fiere nell'ombrosa selva della Gargafia.

Una volta la dea, sfinita dal caldo estivo e affaticata dalla continua attività, si rinfrescava nelle fresche acque con grande piacere. Nel frattempo, nella selva, anche Atteone era a caccia di cervi e di fiere e desiderava trovare riposo per sé stesso e i suoi cani.

E così si siede nei pressi delle acque dove c'era la dea e vede casualmente Diana nuda. Allora la dea, irritata per l'oltraggio benché fortuito, escogita un' orrenda punizione.

Infatti trasforma Atteone in una cerva e quando i cani vedono la cerva, subito l'assalgono come una normale preda e la sbranano con grande ferocia. Così Atteone perde orribilmente la vita.

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