Non si può evitare il destino - Valerio Massimo (Versione dalla sintassi al testo)

Non si può evitare il destino
versione di latino di Valerio Massimo
Traduzione dal libro dalla sintassi al testo
numero 35 pagina 149

Efficax et illa quietis imago, quae Croesi regis animum maximo prius metu, deinde etiam dolore confecit: nam e duobus filiis et ingeni agilitate et corporis dotibus praestantiorem imperiique successioni destinatum Atym existimavit ferro sibi ereptum.

itaque quidquid ad evitandam denuntiatae cladis acerbitatem pertinebat, nulla ex parte patria cura cessavit advertere. solitus erat iuvenis ad bella gerenda mitti, domi retentus est: habebat armamentarium omnis generis telorum copia refertum, id quoque amoveri iussum: gladio cinctis comitibus utebatur, vetiti sunt propius accedere.

necessitas tamen aditum luctui dedit: cum enim ingentis magnitudinis aper Olympi montis culta crebra cum agrestium strage vastaret inusitatoque malo regium inploratum esset auxilium, filius a patre extorsit ut ad eum opprimendum mitteretur, eo quidem facilius, quod non dentis sed ferri saevitia in metu reponebatur.

verum dum acri studio interficiendi suem omnes sunt intenti, pertinax casus inminentis violentia lanceam petendae ferae gratia missam in eum detorsit

Destinata a realizzarsi fu anche la ben nota visione, che prima moltò atterrì e poi addolorò Creso: infatti gli sembrò che Ati, quello tra i suoi figli che era superiore per intelligenza e vigore del corpo e che era destinato a succederglo al trono violentemente gli fosse stato ucciso e così con la sua premurosa attenzione di padre, non smise mai in nessun modo di badare a tutto ciò che avrebbe potuto scongiurare la dolorosa realizzazione del sogno: se prima il ragazzo era stato solitamente inviato alla guerra fu da allora in poi trattenuto in patria; se possedeva un arsenale pieno di armi di ogni genere queste gli furono sottratte; se era di frequente in compagnia di coetanei armati di spada fu a questi vietato di avvicinarglisi: eppure l'ineluttabilità della sorte aprì la via alla luttuosa conclusione.

Infatti poiché un gran cinghiale devastava i campi coltivati dell'Olimpo e faceva stragi frequenti dei contadini alle richieste imploranti aiuto dal re il figlio ottenne dal padre dopo ripetute preghiere di essere inviato ad uccidere la bestia ed ottenne questo tanto più facilmente in quanto i timori sul conto di Ati riguardavano il pericolo di una lancia non di una zanna.

Ma accadde invece che mentre tutti erano protesi appassionatamente a cacciare il cinghiale l'ostinata violenza dell'imminente sciagura fece deviare sul giovane la lancia scagliata per colpire la bestia e volle che si macchiasse di così nefanda strage proprio la mano di colui al quale il padre aveva affidata la tutela del figlio e che supllice, Creso nel rispetto degli dei protettori degli ospiti aveva riabilitato con un sacrificio della colpa di un omicidio involontario

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