Un centurione si sacrifica per i suoi soldati - Cesare versione latino

Un centurione si sacrifica per i suoi soldati
versione latino Cesare traduzione dal libro
Dalla sintassi al testo Pagina 53 Numero 13 e dal libro Nuovo comprendere e tradurre volume 3, Pagina 182

Cum acerrime comminus pugnarent, L. Fabius centurio et qui una cum eo murum ascenderant, ab hostibus circumdati, de muro praecipitabantur.

M. Petronius, eiusdem legionis centurio, cum portas excidere conatus esset, a multitudine hostium oppressus ac vitae suae desperans, multis iam vulneribus acceptis, militibus suis, qui illum secuti erant: “Quoniam-inquit-me una vobiscum servare non possum, vestrae quidem vitae certe providebo et spem salutis praebebo vobis quos, cupididate gloriae adductus, in gravem periculum ddeduxi.

Vos, data facultate, vobis ipsis consulite!”. Simul in medios hostes irrupit et, duobus interfectis, reliquos a porta paulum submovit.

” Simul in medios hostes irrupit duobusque interfectis reliquos a porta paulum submovit. Cum sui ei auxiliari conarentur: “Frusta” inquit “meae vitae subvenire conamini; me enim iam sanguis viresque deficiunt. Proinde abite dum est facultas, vosque ad legionem recipite. Ita pugnans post paulum concidit ac suis saluti fuit. ”

Si lottava corpo a corpo, duramente. i nemici speravano nella posizione e nel numero, i Romani nel valore.

All'improvviso comparvero sul nostro fianco scoperto gli Edui, inviati da Cesare sulla destra per dividere le truppe nemiche. Al loro arrivo, la somiglianza delle armi galliche seminò il PANICO tra i nostri, che avevano sì visto il braccio destro scoperto, segno convenzionale di riconoscimento, ma pensavano che si trattasse di una mossa nemica per ingannarli. Al tempo stesso, il centurione L. Fabio e i soldati che avevano scalato con lui la cinta, circondati e uccisi, vengono precipitati dalle mura.

M. Petronio, centurione della stessa legione, mentre tentava di abbattere le porte, fu sopraffatto da una massa di nemici. Ferito a più riprese, senza ormai speranza di salvezza, gridò ai soldati del suo manipolo, che lo avevano seguito: "Non posso salvarmi insieme a voi, ma voglio almeno preoccuparmi della vostra vita, io che vi ho messo in pericolo per sete di gloria.

Ne avete la possibilità, pensate a voi stessi". E subito si lanciò all'attacco nel folto dei nemici, ne uccise due e allontanò alquanto gli altri dalla porta. Ai suoi che cercavano di corrergli in aiuto, disse: "Tentate invano di soccorrermi, perdo troppo sangue e mi mancano le forze. Perciò fuggite, finché ne avete modo, raggiungete la legione". Poco dopo cadde, con le armi in pugno, ma fu la salvezza dei suoi.

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