Un poeta storpio porta gli Spartani alla vittoria - Optime

Giustino Optime pagina 280 Numero 5

Messeni, quod per miltos annos gravia servitutis verbera et vincula ceteraque captivitatis mala toleraverant, post longam poenarum patientiam, bellum contra Lacedaemonios restaurant.

Lacedaemonii quoque ad arma concurrunt et de belli eventu oraculum Delphis consulunt: Apollo ducem ab Atheniensibus peti iubet. Athenienses, ut Spartanos spernerent, Tyrtaeum poetam claudum altero pede miserunt, qui, tribus proeliis fusus, ad desperationem Spartanos adduxis;

nam reges Lacedaemoniorum servos ad supplementum exercitus manumiserunt et his coniugum morte viduatas mulieres in matrimonium promiserunt, ut, non numero tantum amissorum civium, sed etiam dignitati succederent.

Deinde, ne maiora detrimenta civitati infligerent, exercitum domum reduxerunt. Tum Tyrtaeus composita carmina exercitui pro concione recitavit, in quibus hornamenta virtutis, damnorum solatia, belli consilia conscripserat. Itaque militibus animum addidit: bellum renovatum est et ad postremum victoria Lacedaemoniorum fuit.

I Messeni poiché per molti anni avevano sopportato i gravi vincoli di sottomissione e obblighi e altre disgrazie di prigionia, dopo una lunga sopportazione delle sofferenze, ricominciano la guerra contro gli Spartani.

Anche gli Spartani corrono alle armi e consultano l'oracolo di Delfi sull'esito della guerra: Apollo ordina che venga chiesto un generale agli Ateniesi. Gli Ateniesi, per disprezzare gli Spartani, mandarono il poeta Tirteo, storpio da un piede, il quale, sconfitto in tre battaglie, ridusse gli Spartani alla disperazione: infatti i re degli Spartani affrancarono gli schiavi per rafforzare l'esercito e a questi promisero di dare in moglie donne (rese) vedove per la morte dei coniugi, affinché subentrassero non soltanto nel numero dei cittadini persi, ma anche nella dignità.

Poi, per non infliggere maggiori perdite (di uomini) alla popolazione, riportarono l'esercito in patria. Allora Tirteo recitò dei carmi composti all'esercito anziché un'orazione, nei quali aveva scritto l'incitamento del valore, il conforto per le perdite, il proposito della guerra. Dunque fece coraggio ai soldati, la guerra fu ripresa e alla fine la vittoria fu degli spartani.

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