Un traditore Filoromano mette in subbuglio la città volsca di Sora

Decurrit inde, quanto maxime poterat cum tumultu "ad arma" et "pro uestram fidem, ciues" clamitans; "arx ab hostibus capta est; defendite, ite." haec incidens principum foribus, haec obuiis, haec excurrentibus in publicum pauidis increpat.

Acceptum ab uno pauorem plures per urbem ferunt. Trepidi magistratus missis ad arcem exploratoribus cum tela et armatos tenere arcem multiplicato numero audirent, auertunt animos a spe reciperandae arcis. Fuga cuncta complentur portaeque ab semisomnis ac maxima parte inermibus refringuntur, quarum per unam praesidium Romanum clamore excitatum inrumpit et concursantes per uias pauidos caedit.

Iam Sora capta erat, cum consules prima luce aduenere et quos reliquos fortuna ex nocturna caede ac fuga fecerat in deditionem accipiunt.

Ex his ducentos uiginti quinque, qui omnium consensu destinabantur et infandae colonorum caedis et defectionis auctores, uinctos Romam deducunt; ceteram multitudinem incolumem praesidio imposito Sorae relinquunt. Omnes qui Romam deducti erant uirgis in foro caesi ac securi percussi summo gaudio plebis, cuius maxime intererat tutam ubique quae passim in colonias mitteretur multitudinem esse.

Detto questo, si lanciò giù di corsa gridando con quanta più voce aveva dentro: «Allarmi! Cittadini, aiuto, la rocca è in mano ai nemici! Presto, correte a difenderla!».

Così gridava di fronte alle dimore dei capi, a chi incontrava e alla gente che si riversava terrorizzata nelle strade. Per tutta la città si diffuse il panico suscitato da un solo individuo. I magistrati affannosamente mandarono soldati in avanscoperta alla rocca e quando si sentirono riferire che essa era occupata da uomini (il cui numero venne esagerato) con le armi in pugno, abbandonarono ogni speranza di poterla riconquistare.

Fu allora una fuga generale e precipitosa, e le porte furono sfondate dalla folla quasi del tutto inerme e appena alzatasi dal letto. Attirato dalle grida, il contingente romano irruppe attraverso uno degli ingressi massacrando la gente che correva terrorizzata per le strade. Sora era già conquistata, quando all'alba arrivarono i consoli che accettarono la resa di quanti per motivi contingenti erano rimasti in città dopo la strage notturna e la fuga.

Ne vennero condotti a Roma in catene 225, quelli cioè che l'opinione pubblica additava come primi responsabili dell'infausto massacro di coloni e della defezione. Il resto della popolazione fu lasciato incolume a Sora, dove venne insediato un presidio armato. Gli uomini deportati a Roma furono bastonati e decapitati in pieno Foro con grande gioia della plebe, cui premeva la sicurezza dei cittadini inviati nelle colonie.

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