Gli acquedotti di Roma

Ab Urbe condita per annos quadringentos quadraginta unum Romani aquas aut ex puteis aut ex fontibus hauriebant; nunc autem in urbem …

Dalla fondazione di Roma, per quattrocentoquarantuno anni, i Romani attingevano l'acqua o dai pozzi o dalle sorgenti;

ora, invece, affluiscono nella città l'acqua dell'acquedotto Appio, l'acqua dell'Aniene Vecchio, l'acqua dell'Aniene Nuovo, l'acqua dell'acquedotto Marcio, l'acqua Tepula, l'acqua Giulia, l'acqua Vergine, l'acqua Augusta, l'acqua Claudia. Dodici anni dopo l'inizio della guerra contro i Sanniti, il Censore Appio Claudio Crasso fece arrivare dentro Roma l'acqua dell'acquedotto Appio; egli realizzò anche la via Appia, da Porta Capena fino alla città di Capua.

L'acquedotto dell'acqua Appia ha una lunghezza di undici miglia e centonovanta passi. Nell'anno quattrocentottanta dalla fondazione di Roma, il Censore M. Curio Dentato condusse fino a Roma l'acqua dell'Aniene Vecchio. Agrippa, dalla campagna di Lucullo, portò fino a Roma l'acqua Vergine. Quest'acquedotto venne chiamato "Vergine" perché una fanciulla vergine indicò ai soldati che andavano in cerca dell'acqua le vene d'acqua, e quelli, seguendole, trovarono una cospicua quantità d'acqua.

Un'edicola, vicinissima alla sorgente, mostra per mezzo di un dipinto questa origine. L'acqua Vergine ha principio sulla via Collatina, all'incirca all'ottavo miliario, in luoghi palustri, avanza sia in un torrente sotterraneo, sia fuori terra per una lunghezza di quattordici miglia e centocinque passi.

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