Il testamento di Cesare
Exanimis diffugientibus cunctis aliquamdiu iacuit, donec lecticae impositum, dependente …
Giacque per un certo tempo privo di vita, mentre tutti quanti fuggivano, finché, dopo che fu stato posto su di una lettiga con un braccio penzolante, tre giovani schiavi lo ricondussero a casa.
E tra tante ferite, come riteneva il medico Antistio, non ne fu rinvenuta nessuna letale, se non quella che aveva ricevuto per seconda al torace. Era stata intenzione dei congiurati trascinare nel Tevere il corpo dell'assassinato, confiscarne i beni, abrogarne gli atti di governo, ma rinunciarono per timore del console Marco Antonio e del comandante di cavalleria Lepido.
Quindi, su richiesta del suocero Lucio Pisone, si aprìe si lesse pubblicamente (presente storico + presente storico) in casa di Antonio il suo testamento, che egli aveva compilato nelle precedenti Idi di Settembre nella sua proprietà di Lavico. Quinto Tuberone narra che da lui veniva indicato come erede consueto, dal suo primo consolato sino al principio della guerra civile, Gneo Pompeo, e che ciò era stato dichiarato pubblicamente ai soldati, in assemblea.
Però nel testamento più recente designò come eredi i tre nipoti delle sorelle, Caio Ottavio per tre quarti e Lucio Pinario e Quinto Pedio per il quarto rimanente; inoltre, in fondo alla tavoletta incerata, egli adottò Gaio Ottavio anche nella famiglia e nella discendenza.
Versione tratta da: Svetonio