Il canto dei cigni - Platone versione greco

IL CANTO DEI CIGNI
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro n. p.

Καί, ὡς ἔοικε, τῶν κύκνων δοκῶ φαυλότερος ὑμῖν εἶναι τὴν μαντικήν, οἳ ἐπειδὰν αἴσθωνται ὅτι δεῖ αὐτοὺς ἀποθανεῖν, ᾄδοντες καὶ ἐν τῷ πρόσθεν χρόνῳ, τότε δὴ πλεῖστα καὶ κάλλιστα ᾄδουσι, γεγηθότες ὅτι μέλλουσι παρὰ τὸν θεὸν ἀπιέναι οὗπέρ εἰσι θεράποντες. οἱ δ' ἄνθρωποι διὰ τὸ αὑτῶν δέος τοῦ θανάτου καὶ τῶν κύκνων καταψεύδονται, καί φασιν αὐτοὺς θρηνοῦντας τὸν θάνατον ὑπὸ λύπης ἐξᾴδειν, καὶ οὐ λογίζονται ὅτι οὐδὲν ὄρνεον ᾄδει ὅταν πεινῇ ἢ ῥιγῷ ἤ τινα ἄλλην λύπην λυπῆται, οὐδὲ αὐτὴ ἥ τε ἀηδὼν καὶ χελιδὼν καὶ ὁ ἔποψ, ἃ δή φασι διὰ λύπην θρηνοῦντα ᾄδειν.

ἀλλ' οὔτε ταῦτά μοι φαίνεται λυπούμενα ᾄδειν οὔτε οἱ κύκνοι, ἀλλ' ἅτε οἶμαι τοῦ Ἀπόλλωνος ὄντες, μαντικοί τέ εἰσι καὶ προειδότες τὰ ἐν Ἅιδου ἀγαθὰ ᾄδουσι καὶ τέρπονται ἐκείνην τὴν ἡμέραν διαφερόντως ἢ ἐν τῷ ἔμπροσθεν χρόνῳ.

ἐγὼ δὲ καὶ αὐτὸς ἡγοῦμαι ὁμόδουλός τε εἶναι τῶν κύκνων καὶ ἱερὸς τοῦ αὐτοῦ θεοῦ, καὶ οὐ χεῖρον ἐκείνων τὴν μαντικὴν ἔχειν παρὰ τοῦ δεσπότου, οὐδὲ δυσθυμότερον αὐτῶν τοῦ βίου ἀπαλλάττεσθαι

TRADUZIONE

E, come sembra, nell' arte divinatoria io vi sembro essere più incapace dei cigni, che quando si accorgono che bisogna che essi muoiano, pur cantando anche nel tempo di prima, allora proprio cantano moltissimo e benissimo, essendo contenti perché stanno per andarsene presso il dio del quale sono ministri.

Gli uomini invece per la propria paura della morte anche sui cigni mentono, e dicono che essi lamentando la morte cantano per dolore, e non tengono presente che nessun uccello canta quando ha fame o ha freddo o soffre q ualche altro dolore, né l' usignolo stesso e la rondine e l' upupa, uccelli che appunto dicono cantare lamentandosi per dolore.

Ma né questi uccelli mi sembrano cantare soffrendo né i cigni, ma, credo, in quanto sono sacri ad Apollo, sono profetici e prevedendo le cose buone che stanno nell' Ade cantano e si rallegrano in quel giorno più intensamente che nel tempo di prima.

E io penso di essere anche io compagno di servitù dei cigni e sacro allo stesso dio, e di avere non meno di quelli la capacità divinatoria da parte del padrone, e di non allontanarmi dalla vita più tristemente di loro.

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